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ZINCO
CARATTERISTICHE GENERALI
Lo zinco fu estratto dai minerali insieme
al rame e impiegato in lega con questo (a costituire l'ottone) fin
dall'antichità, sicuramente a partire dal 1000 a.C.; l'ottone ebbe poi
larghissima diffusione per la produzione di monete e altri oggetti
durante l'impero romano. Il metallo non legato, anche se forse
casualmente già preparato precedentemente, venne descritto già a
partire dal 1400-1500, e da quell'epoca importato in Europa dalle Indie
e dalla Cina che tra le prime lo conobbero, mentre solo nel 1740 ne
iniziò in Gran Bretagna la produzione industriale, a opera di William e
John Champion, a partire da calamina e poi da blenda.
In natura, dove non si trova mai libero,
ma in composti corrispondenti al suo stato di ossidazione +2, è un
elemento non molto abbondante, che costituisce circa lo 0,006-0,010% della
crosta terrestre. Si conoscono molti minerali, tra i quali i più
importanti sono: il solfuro ZnS (blenda o sfalerite nella forma cubica,
e wurtzite nella forma esagonale), e i suoi prodotti di alterazione
(detti comunemente calumine) quali il carbonato ZnCO3 (smithsonite),
i silicati emimorfite e willemite, gli ossidi zincite e franklinite, e
altri.
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Sfalerite |
Smithsonite |
Lo zinco è un metallo bianco argenteo
nella superficie fresca, più o meno fragile a temperatura ambiente in
relazione al suo contenuto in impurezze e al tipo di lavorazione subito,
ma facilmente lavorabile a 100-150 °C. A temperatura ambiente l'aria
secca ossida in superficie lo zinco che si ricopre di una sottile
pellicola protettiva di ossido, mentre in presenza di umidità e
biossido di carbonio si ha la formazione di una pellicola più spessa di
carbonato basico. Reagisce a freddo (ma solo in superfidie) con il
fluoro, mentre con gli altri alogeni reagisce energicamente a
temperature elevate formando i corrispondenti dialogenuri. Mentre non
reagisce né con l'azoto né con il carbonio, reagisce a caldo con lo
zolfo solo se il miscuglio dei due elementi è finemente suddiviso. In
acqua si ossida lentamente solo in superficie, mentre si discioglie
nelle soluzioni acquose di cloro o di bromo, negli acidi diluiti e nelle
soluzioni fortemente alcaline, nonché negli acidi ossidanti concentrati
come per esempio l'acido nitrico. Lo zinco purissimo peraltro,
nonostante la sua posizione nella serie dei potenziali di riduzione, non
viene praticamente attaccato a freddo dall'acido cloridrico concentrato;
in presenza di impurezze però (tracce di rame, nichel, ferro ecc.
nello zinco o nell'acido) l'attacco si verifica rapidamente con
sviluppo di idrogeno.
COMPOSTI
Lo zinco
forma composti (sia inorganici sia organici) praticamente solo in
corrispondenza del suo stato di ossidazione +2, essendo lo stato +1
rappresentato da alcune specie estremamente instabili e riducenti.
Allo stato +2 corrisponde lo ione
Zn2+ incolore e diamagnetico, che possiede una configurazione
elettronica molto stabile poiché è completa sul livello n = 3.
Il monossido di zinco
(o semplicemente ossido di zinco) ZnO, è un ossido anfotero e si
discioglie facilmente negli acidi, con formazione dei corrispondenti
sali di zinco, e nelle basi forti concentrate con formazione di zincati.
È il composto più importante dello zinco, largamente utilizzato
nell'industria della gomma (in particolare per i pneumatici) sia come
componente del sistema di vulcanizzazione, sia come carica di rinforzo,
oltre che nelle industrie delle vernici, plastiche, fibre e ceramiche
come pigmento bianco e carica, in farmaceutica per la preparazione di
pomate e unguenti, in chimica come catalizzatore e per la preparazione
di altri composti dello zinco.
L'idrossido di zinco Zn(OH)2,
può essere ottenuto come precipitato gelatinoso aggiungendo idrossidi
alcalini a una soluzione acquosa di zinco. Ha caratteristiche anfotere:
si discioglie facilmente negli acidi (con formazione di ioni Zn2+
idrati), ma anche nelle basi forti con formazione di idrossocomplessi
tetra o esacoordinati.
Esistono tutti i quattro alogenuri
dell'elemento: sono composti simili tra loro nel comportamento (a
eccezione del fluoruro), generalmente molto solubili in acqua e in
solventi donatori (ammine, alcoli, eteri, chetoni ecc.) con formazione
di alogenocomplessi.
Il fluoruro, ZnF2, può essere
ottenuto per azione di HF su zinco metallico o bruciando quest’ultimo in
F2 gassoso. Il cloruro dì zinco, ZnCl2, da una
soluzione acquosa fortemente acida per effetto dell'idrolisi. Il cloruro
di zinco è un importante composto commerciale, largamente utilizzato per
la sua solubilità in molti solventi organici e per le proprietà delle
sue soluzioni acquose (capaci tra l'altro di disciogliere sostanze come
la cellulosa, l'amido e la caseina), come mordente, vulcanizzante,
disinfettante e ignifugo nelle industrie cartarie, tessili, del legname
e delle colle, come catalizzatore e disidratante in chimica, nelle pile
a secco, come antisettico in farmacia e in altri settori.
Il solfuro di zinco, ZnS,
costituisce impuro gli importanti minerali blenda e wurtzite. È
utilizzato come pigmento bianco (eventualmente in miscela con BaSO4
a costituire il cosiddetto litopone) nella produzione di vernici, carte,
vetri, gomme ecc.; impieghi più recenti si hanno in campo elettronico.
Il solfato di zinco ZnSO4,
con i suoi idrati (in particolare l'eptaidrato ZnSO4∙7H2O
e il monoidrato ZnSO4∙H2O), è un importante
composto commerciale, utilizzato (generalmente come eptaidrato)
nell'industria delle fibre sintetiche (in particolare nei bagni per il
rayon con il processo alla viscosa), come mordente conciario, come
disinfettante, ignifugo per legno e tessuti, per la preparazione del
litopone, nelle pile a secco, in medicina e in altri campi.
Il nitruro di zinco Zn3N2,
si può ottenere per reazione tra zinco in polvere e ammoniaca.
Il nitrato di zinco Zn(NO3)2,
può essere ottenuto per dissoluzione in acido nitrico di zinco
metallico; è un sale molto solubile in acqua e solventi organici.
Il
cianuro di zinco, Zn(CN)2, si ottiene come precipitato
per aggiunta di cianuro alcalino a una soluzione di un sale di zinco; è
poco solubile in acqua, ma si discioglie in eccesso di cianuro alcalino
con formazione di complessi come per esempio lo ione tetracianozincato [Zn(CN)4]2-.
Costituisce un sottoprodotto del processo di estrazione dell'oro
mediante cianurazione, ed è impiegato nei processi di zincatura
elettrolitica in bagno alcalino.
Il carbonato di zinco ZnCO3,
sospeso in acqua forma carbonati basici, per esempio Zn5(OH)6(CO3)2,
idrozincite. Ha impieghi come pigmento in ceramiche e vernici, e come
assorbente ed essiccativo in farmacia.
Come tutti gli elementi di transizione,
lo zinco forma complessi con numerosi leganti sia inorganici sia
organici, carichi o neutri. Con gli ioni cloruro e idrossido si possono
formare in soluzione acquosa complessi anionici non molto stabili, e
altri, molto più stabili, con gli ioni cianuro; questi complessi sono
generalmente tetraedrici, più raramente a coordinazione 3 o 6. Con
legami azotati come l'ammoniaca e le ammine si formano complessi ben
caratterizzati, generalmente tetraedrici (per esempio ZnCl2∙2NH3),
ma talvolta anche a numero di coordinazione 6.
LEGHE DI ZINCO
Sono così definibili le leghe in cui lo
zinco è il principale elemento di alligazione e, dal punto di vista
applicativo, si possono suddividere in leghe da lavorazione plastica e
in leghe per getti; queste ultime sono di gran lunga le più importanti e
l'uso è indirizzato alla produzione di componenti pressofusi di ogni
genere, grazie a un complesso di proprietà che, tra l'altro, sono note
fin dall'antichità. Le leghe da fonderia più importanti, usate come già
detto nella pressofusione, sono note sotto il nome Zama, seguito da un
numero che ne identifica il tipo; contengono 3,5-4,5% di alluminio,
0,25-1,5% di rame e piccole quantità di altri elementi, tra cui in
particolare il magnesio e il ferro. Le applicazioni delle leghe Zama si
ritrovano in un gran numero di oggetti di uso comune (parti di auto- e
motoveicoli, elettrodomestici).
UTILIZZO
L'applicazione più importante dello zinco
è quella del rivestimento protettivo del ferro e delle leghe ferrose
(zincatura o galvanizzazione). Lo zinco infatti già di per sé possiede
una buona resistenza alla corrosione in aria e in acqua (a pH tra 5 e
10), poiché si ricopre rapidamente di uno strato compatto protettivo di
ossido e carbonato basico; inoltre la protezione del ferro sottostante
dalla corrosione elettrochimica permane anche nei punti nei quali il
rivestimento di zinco presenta discontinuità, poiché sì viene a formare
in tal caso una pila locale nella quale lo zinco funge da anodo solubile
ossidandosi, mentre sul ferro (il quale, essendo meno elettropositivo,
funge da catodo) si ha la riduzione degli ioni di idrogeno. In tal modo
la zincatura impedisce per lungo tempo la corrosione del ferro, fino a
che quest'ultimo non rimane quasi completamente scoperto. La zincatura
può essere effettuata per immersione dell'oggetto di ferro (o acciaio),
preventivamente trattato con acidi e asciugato, in un bagno di zinco
fuso mantenuto a circa 450°C. Molto importante è il procedimento di
zincatura elettrolitica in soluzione acquosa, che impiega di solito
bagni leggermente acidi contenenti solfato di zinco, e come anodo
solubile zinco a elevata purezza, mentre il manufatto in ferro da
rivestire costituisce il catodo. Sempre nel settore della protezione
dalla corrosione, lo zinco è impiegato sotto forma di polvere in vernici
antiruggine. Altro importante campo di impiego è quello delle leghe.
PRODUZIONE
Il minerale più importante per
l'estrazione dello zinco è la blenda che, come tutti gli altri
minerali di questo metallo, è associata a minerali di piombo; prima
della lavorazione occorre quindi procedere a una flottazione
preliminare per separare i due tipi di minerale. La blenda così
separata viene arrostita in appositi forni (a letto fluido), in modo
da eliminare gran parte dello zolfo e trasformare la blenda in
ossido. La riduzione dell'ossido a metallo viene effettuata per via
termica o per via elettrochimica.
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Nuclide |
% *5 |
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64Zn |
48,89 |
| 66Zn |
27,81 |
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67Zn |
4,11 |
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68Zn |
18,57 |
| 70Zn |
0,62 |
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*1 Relativo all'ossido con
valenza maggiore |
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*2
Una eventuale ( ) indica che il valore riportato è quello
dell'isotopo a vita più lunga di un elemento radioattivo che
non ha isotopi stabili e la cui massa atomica non può essere
definita con precisione |
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*3 Alla t =
20 °C e P = 1 atmosfera |
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*4 per solidi e liquidi è
espressa in g/ml a 20°C. Per i gas in g/l a a 0°C e 1
atmosfera |
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*5 % = abbondanza in natura
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