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Storia della fotografia

Breve storia della fotografia

Tutti sappiamo che la fotografia è il processo necessario per ottenere un'immagine fotografica.

Ma quando è nata la fotografia?

La fotografia è nata dalla confluenza di due correnti di studi, una tipicamente ottica, l'altra chimica.

Da un lato si era perfezionata la camera oscura, dall'altro si era messo in evidenza, da molto tempo, che molte sostanze, in particolare il nitrato di argento e il cloruro di argento, subivano modificazioni vistose quando venivano esposte alla radiazione solare.

Che il nitrato di argento si annerisca per effetto della radiazione solare fu segnalato fin dall'VIII secolo d. C. dall'alchimista arabo Geber; Giorgio Fabricius scoprì l'effetto sul cloruro di argento nel 1556.

Nel 1811 H. Davy riuscì a ottenere immagini su strati di cloruro d'argento; si trattava però di immagini labili, perché in breve la radiazione diffusa nell'ambiente produceva un annerimento uniforme; si arriva così alla confluenza delle due correnti.

N. Niepce riuscì a ottenere immagini in rilievo, stabili, utilizzando l'azione della radiazione sul bitume di Giudea e ne fece applicazione ai procedimenti zincografici (eliografia).

Egli riuscì, nel 1824, a ottenere anche immagini mediante la camera oscura; ma erano necessarie pose di circa otto ore, illuminando l'oggetto con pieno sole.

W. H. Fox-Talbot trovò nel 1835 che il sale da cucina (poi sostituito da Herschel nel 1866 con il tiosolfato di sodio) scioglie il nitrato e il cloruro di argento non anneriti dalla radiazione. Era così scoperto il cosiddetto "fissaggio".

Nascita della fotografia

Il passo decisivo che impose la fotografia al mondo si ebbe, nel 1839, con la scoperta da parte di L. J. M. Daguerre dell'immagine latente di Daguerre.

Il procedimento di Daguerre, che porta ancora il nonne di dagherrotipia, consisteva nell'esporre, in una scatola chiusa, una lastra di argento ai vapori di iodio, così facendo vi faceva deporre sopra un sottile strato di ioduro di argento, di colore violaceo; proiettando su essa un'immagine entro una camera oscura, la lastra cosi preparata dava luogo a un'immagine fotografica ben visibile se l'esposizione durava circa cinque ore in pieno sole.

Ma se dopo un'esposizione di soli quattro o cinque minuti la lastra veniva tolta dalla camera oscura, pur non mostrando alcuna modificazione, e veniva trattata con vapori di mercurio, su essa si rivelava la figura fotografata.

Due successivi lavaggi in una soluzione di sale da cucina (cloruro di sodio) asportavano lo AgI non modificato dall'esposizione e così fissavano l'immagine, rendendola stabile nel tempo. L'immagine ottenuta con tale procedimento è negativa.

Nella fabbricazione dei materiali sensibili si è passati dalla primitiva lastra d'argento alla lastra di vetro, che consente la duplicazione della fotografia mediante il processo negativo-positivo, e infine alla pellicola flessibile in materiale cellulosico.

Su questi nuovi supporti viene steso lo strato sensibile costituito da una dispersione di alogenuro di argento in collodio prima, in gelatina animale poi.

In seguito al rapido progresso nella produzione di materiali sensibili e di sostanze rivelatrici, il tempo di esposizione che Daguerre aveva fatto scendere da molte ore a qualche minuto è poi disceso ulteriormente a frazioni di secondo.

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