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Pollice opponibile

Che cos'è il pollice opponibile?

Pur non essendone una propria esclusiva, il pollice opponibile è una delle caratteristiche anatomiche che fanno dell’uomo ciò che è. Rappresenta una risorsa tanto preziosa da essere stata collegata, da filosofi e scienziati, alla natura stessa dell’essere umano e a spingere ricercatori e medici ad esplorare ogni possibilità per poter aiutare chi ha perduto questo inestimabile gioiello anatomico.

Pollice opponibile: cos’è?

Si definisce dito opponibile un dito dotato di una mobilità e una conformazione delle articolazioni e della muscolatura tale da potersi opporre alle altre dita dell’arto, cioè andarle a toccare frontalmente facendo corrispondere la faccia interna del dito a quella delle altre; poiché per ragioni pratiche è il primo dito esterno dell’arto anteriore a possedere questa capacità, si parla quasi esclusivamente di pollice opponibile.

In natura è una caratteristica di tutti i primati, compreso l’uomo, e di poche altre specie. Alcune di esse non si limitano ad avere solo il pollice opponibile: in molte specie arboricole anche il primo dito dell’arto inferiore, l’alluce, può essere opponibile; in altre specie l’arto anteriore è in grado di opporre non solo il pollice ma anche il secondo dito.

Sebbene si tenda a ritenere questa caratteristica tipica dell’uomo, la presenza di dita opponibili è diffusa sul pianeta in quasi tutti i gruppi di vertebrati e se ne registra la presenza in ogni epoca nota. Persino tra i dinosauri bipedi vi erano specie che possedevano la capacità di opporre il primo dito alle altre estremità.

alluce  opponibile

Figura 1: In molte specie arboricole, oltre al pollice, anche l'alluce è opponibile.

Il pollice opponibile nei vertebrati non primati

All’interno del Phylum vertebrati, ritroviamo la caratteristica del pollice opponibile nei più disparati animali: il Panda gigante, pur non avendo un vero pollice opponibile, ha sviluppato un osso sporgente nelle vicinanze del polso che svolge la medesima funzione; il topo dalla criniera, roditore che vive nella zona orientale dell’Africa centrale, è provvisto di pollice opponibile e alluce parzialmente opponibile; molti marsupiali possiedono uno o anche due dita opponibili sull’arto anteriore o su quello posteriore.

Anche tra i rettili e gli anfibi abbiamo casi di arti dotati di pollici opponibili: è il caso, rispettivamente, del camaleonte e di alcune rane che vivono a Sud del continente Americano.

Panda Gigante

Figura 2: Il Panda Gigante ha evoluto un osso sporgente che funge da pollice opponibile.

Il pollice opponibile nei primati

I primati sono sicuramente il gruppo di vertebrati in cui la presenza del pollice opponibile è maggiormente rappresentativa, essendo presente nella quasi totalità delle specie.

Lo sviluppo del pollice opponibile è stato concomitante con quello delle straordinarie abilità arboricole di questo gruppo di animali, tra cui si annoverano una grande quantità di specie che non hanno mai alcun contatto con il suolo. Lo sviluppo della presa salda sui rami, permessa da tale artefatto anatomico, ha consentito la nascita della brachiazione come modalità di spostamento, aumentando notevolmente la gamma di possibilità di movimento nel fitto intrigo di rami delle foreste tropicali e sub-tropicali.

Nel corso dell’evoluzione della nostra specie e di quelle a noi più vicine, poi, la capacità di afferrare con forza gli oggetti ha permesso l’utilizzo di strumenti, dapprima molto semplici (come accade ancora tra scimpanzè e altre specie di scimmie antropomorfe) e poi via via più complessi fino ad arrivare alle straordinarie capacità di manipolazione tipiche della specie umana.

Anatomia del pollice opponibile

Il movimento di opposizione del pollice richiede una complessa struttura dell’articolazione della mano e il contemporaneo utilizzo di ben quattro muscoli.

Il movimento iniziale di abduzione, che sposta l’asse su cui poggia il dito portandolo in posizione subalterna rispetto alle altre, avviene in corrispondenza dell’articolazione trapezio-metacarpica grazie all’intervento di due muscoli, l’adduttore del pollice (APB) e l’adduttore breve del pollice (ADP). La pronazione, cioè l’avvicinamento del pollice al centro del palmo, avviene grazie al muscolo opponente (OP) ed infine la flessione della falange che piega il dito permettendo l’incontro con le dita opposte è governata dal muscolo flessore (FPB).

Sebbene, come abbiamo già detto, il pollice opponibile sia prerogativa di tutti i primati, nell’uomo l’anatomia di questa struttura raggiunge un livello di perfezione non riscontrabile in nessun altro animale, e ciò garantisce abilità manipolative uniche. Confrontando le ossa della mano dell’uomo con quella dei suoi vicini più prossimi, possiamo notare come il pollice sia, in proporzione, più lungo e dritto di quanto non sia nell’omologo, ad esempio, di un gorilla. Le caratteristiche anatomiche hanno influenzato anche lo sviluppo cerebrale della nostra specie, come testimoniano i reperti fossili dei nostri antenati.

Pollice opponibile

Figura 3: Nell'uomo il pollice opponibile è proporzionalmente più lungo di quanto accade nelle scimmie antropomorfe.

Il pollice opponibile e l’evoluzione dell’uomo

La comparsa del pollice opponibile è avvenuta molto indietro nella nostra storia, essendo legata alle caratteristiche arboricole dei nostri antenati; con l’aumentare delle dimensioni del corpo, per poterci muovere agilmente tra i rami, i nostri predecessori hanno sviluppato una salda presa in due o spesso tutte e quattro gli arti.

Ma è con la discesa dagli alberi e ancor di più con la conquista della stazione eretta che l’importanza di questo particolare anatomico ha iniziato a pesare sul nostro percorso evolutivo. “L’Uomo pensa perché ha la mano” recitava Anassagora, dimostrando grande acume e capacità deduttiva. Nel cervello dell’uomo, una parte molto ampia è dedicata proprio al controllo della mano, e di questa, la porzione proporzionalmente maggiore è quella collegata proprio al pollice.

Tradizionalmente si riteneva che lo sviluppo della raffinatezza dei movimenti del pollice nell’uomo fosse comparsa nell’Homo habilis, il primo di cui sono documentate le capacità di produzione di manufatti. Studi recenti, le cui conclusioni sono state pubblicate su Science da parte di Mattiew Skinner, hanno dimostrato che invece già gli Australopitechi, Ominidi molto primitivi e di cui non si hanno evidenze di alcuna attività manifatturiera, possedessero le caratteristiche anatomiche della mano necessarie allo sviluppo di raffinate capacità manipolative.

E’ quindi probabile, secondo queste evidenze, che sia stata la mano, o meglio il pollice opponibile, con la sua esistenza, a trascinare lo sviluppo delle capacità mentali dell’uomo portandolo verso gli straordinari risultati che ha raggiunto nel corso della sua tutto sommato breve storia sul nostro pianeta.

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