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Primati

Chi sono i primati?

Quello dei Primati è un ordine di mammiferi comprendente l’uomo, le scimmie, i lemuri, i tarsi e le cosiddette scimmie antropomorfe.

Il termine primati fu coniato da Linneo, che identificò con questo nome non solo le scimmie e le proscimmie, ma anche altri mammiferi come i pipistrelli. Oggi il nome è rimasto in vigore ma ha mutato profondamente il suo significato, andando ad includere solo i mammiferi che sono più vicini, dal punto di vista evolutivo, alla specie umana.

Dal punto di vista tassonomico si differenziano dagli altri ordini di mammiferi per la presenza di cinque dita per ciascun arto (sia anteriore che posteriore), la dentatura tipica da onnivoro, con mancanza di denti specializzati, la disposizione frontale degli occhi che consente la visione binoculare e la capacità di distinguere i colori.

La maggior parte dei primati ha abitudini arboricole, anche se tra i rappresentanti delle scimmie antropomorfe alcuni di essi hanno perduto tale caratteristica. Ciononostante, tutti i primati mantengono delle caratteristiche anatomiche che si sono evolute come adattamento alla vita sugli alberi. Anche e spalle molto mobili, che permettono la brachiazione (capacità di spostarsi utilizzando gli arti superiori) nelle specie arboricole, la visione frontale e binoculare, che permette di stabilire con precisione le distanze favorendo i salti tra un ramo e l’altro, le estremità degli arti prensili che hanno permesso, nell’evoluzione dell’uomo, la straordinaria capacità di manipolare gli oggetti e modificare il mondo tipica della nostra specie ma di cui si ritrova traccia anche in altri primati più evoluti.

Primati

Figura 1: La socialità è una caratteristica di tutti Primati.

Sistematica dei Primati

La recente nascita della cladistica, che attraverso gli studi molecolari ha contribuito a definire nel dettaglio la filogenesi e il grado di vicinanza evolutiva tra le specie, ha determinato un rimodellamento della tradizionale classificazione dei viventi. I primati non fanno eccezione, e la precedente suddivisione dell’ordine nei sottordini Prosimiae e Anthropoidea è stata superata, con la creazione di due nuovi sottordini:

  • Strepsirrhini: a questo sottordine afferiscono tutte le famiglie e i generi che nel loro complesso compongono il gruppo dei lemuri, primati endemici dell’isola del Madagascar; oltre ai lemuri ne fanno parte anche i Lori e i Potti, diffusi in Asia e Africa.
  • Haplorrini: questo sottordine riunisce sotto di sé tarsi (Infraordine Tarsiformi), scimmie del vecchio mondo (parvordine Catarrhini) e del nuovo mondo (parvordine Platyrrhini), questi ultimi due riuniti nell’Infraordine Simiiformi.

Dalle scimmie del vecchio mondo si sono separati, 25 milioni di anni fa, gli antenati della Superfamiglia Hominoidea, a cui afferiscono le scimmie antropomorfe (gibonni, gorilla, oranghi, scimpanzè e bonobo) e l’uomo.

Tutte le scimmie del nuovo mondo hanno lunghe code, in molti casi dotate di capacità prensili che ne fanno di fatto un quinto arto molto utile negli spostamenti sui rami. Questa caratteristica è particolarmente evidente nelle scimmie ragno che, insieme alle scimmie urlatrici, sono tra le specie più rappresentative di questo gruppo di primati.

Molte scimmie del vecchio mondo invece hanno code meno adatte a fungere da arti o, nel caso degli Hominoidei, non la possiedono affatto. Anche la proporzione tra gli arti è differente, con le scimmie del nuovo mondo che hanno arti di lunghezza grosso modo equivalente e scimmie del vecchio mondo che spesso hanno arti superiori più lunghi e sviluppati.

Sistematica dei Primati

Figura 2: Sistematica dei Primati.

Evoluzione dei primati

Probabilmente gli antenati più antichi dei primati erano piccoli mammiferi arboricoli, vissuti già prima dell’estinzione dei dinosauri avvenuta 65 milioni di anni fa, con  caratteristiche simili ai mammiferi insettivori.

Già questo antichissimo predecessore di tutte le scimmie e le proscimmie attuali doveva possedere le caratteristiche anatomiche che caratterizzano il gruppo e che si ritrovano anche nei membri più primitivi o in quelli che si sono separati molto presto dalla linea evolutiva che ha condotto fino a noi.

Probabilmente la spinta verso una vita arboricola è stata prodotta dall’esplosione delle Angiosperme, piante da frutto, avvenuta verso la fine del Cretaceo. In un mondo popolato da Dinosauri, la possibilità di accedere a succulenti frutti maturi in un ambiente più riparato quale quello del manto fogliare degli alberi da frutto avrebbe selezionato individui in grado di approfittare di questa opportunità. Anche la visione a colori è stata, probabilmente un adattamento evolutivo all’esigenza di riconoscere i frutti più maturi e quindi più nutrienti.

Se la separazione tra scimmie del vecchio mondo e scimmie antropomorfe è avvenuta circa 25 milioni di anni fa, la separazione tra gli antenati dell’uomo e quelli dei nostri cugini più prossimi, che afferiscono al genere Pan (scimpanzè e bonobo) è avvenuta presumibilmente solo 5 milioni di anni fa.

Secondo alcuni autori, la vicinanza genetica ed evolutiva della nostra specie con questi ultimi richiederebbe una rivisitazione della classificazione che ci accomuni in un unico genere, trasformando il Pan troglodytes (lo scimpanzè) in Homo troglodytes.

Lemuri

Figura 3: I lemuri sono un gruppo di proscimmie endemiche del Madagascar.

Distribuzione, habitat e stato di conservazione dei primati

I primati sono distribuiti in Asia, Africa e America, occupando principalmente le aree forestali con una preferenza per le foreste tropicali o subtropicali. Esistono specie adatte alla vita nella Savana e altre che popolano regioni più fredde, arrivando a tollerare anche climi dagli inverni rigidi e nevosi, soprattutto nel continente asiatico.

Purtroppo l’impatto dell’uomo sulla biodiversità non sta risparmiando neppure quelli che sono, di fatto, i nostri vicini più prossimi. Nel 2008 si stimava che il 48% delle specie di primati al mondo era a rischio di estinzione, a causa soprattutto della riduzione del loro habitat.

La distruzione delle foreste tropicali procede a ritmi vertiginosi e questo spinge alcune specie a un cambiamento delle proprie abitudini ed un rapporto forzato con l’uomo. In  molte parti dell’Asia e del Sud America, molte specie di primati vivono ai margini delle città e approfittano delle opportunità offerte dalla presenza dell’uomo come nuova fonte di cibo.

Solo il tempo ci saprà dire se la convivenza tra l’uomo e la scimmia avrà futuro e se la coscienza di avere nelle nostre mani il destino dei nostri più vicini parenti potrà spingere l’uomo a modificare il proprio atteggiamento nei confronti della natura.

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