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Fuochi fatui

Che cosa sono e come si formano i fuochi fatui?

I fuochi fatui, chiamati anche corpi santi, sono fenomeni che si verificano nei cimiteri, nelle paludi e negli stagni.

Si tratta di fiammelle di breve durata (da qui il termine fatuo) prodotte durante la decomposizione di materiale organico.

La principale sostanza responsabile dei fuochi fatui è la fosfina. La fosfina è un gas incolore dall'odore sgradevolissimo che ricorda quello dei pesci putrefatti.

Essa si forma infatti nel corso del processo di putrefazione delle sostanze organiche fosforate ed in genere nel processo di decomposizione cadaverica.

Fuoco fatuo in uno stagno.

Se è pura non è infiammabile spontaneamente all'aria; però, in presenza anche di piccole tracce di difosfina (P2H6) (sostanza che si incendia spontaneamente all'aria e che si forma anch'essa nel processo di decomposizione cadaverica), brucia formando deboli fiammelle e dando origine al fenomeno noto col nome di fuochi fatui.

Qual è il periodo migliore per osservare i fuochi fatui?

Il periodo migliore per osservare i fuochi fatui è nelle calde sere estive.

Fuochi fatui nell'antichità

Le leggende sui fuochi fatui sono numerosissime. Anticamente si riteneva che fossero le anime dei defunti che salivano al cielo.

In realtà, la decomposizione dei corpi umani conservati nelle bare, produce fosfina, difosfina oltre che metano.

La miscel di gas, fuoriuscendo dalla bara, andava incontro ad un processo di autocombustione con l'ossigeno dell'aria (autocombustione dovuta alla presenza del P2H6) con conseguente formazione di fiammelle di colore blu che vengono denominate fuochi fatui.

Oggigiorno, nei cimiteri, tale fenomeno non è più visibile in quanto i corpi dei defunti vengono sigillati nelle bare di zinco

Secondo invece una leggenda nipponica, i fuochi fatui sarebbero creati da onibi, esseri spirituali di origine non umana, che in tal modo cercherebbero di allontanare il malcapitato dal sentiero principale con l'unico scopo di farlo perdere.

Una piccola curiosità: i fuochi fatui sono menzionati dal cantautore genovese Fabrizio de Andrè nella canzome "un chimico". Una strofa della canzone infatti recita: "solo la morte m’ha portato in collina un corpo fra i tanti a dar fosforo all’aria per bivacchi di fuochi che dicono fatui che non lasciano cenere, non sciolgon la brina. Solo la morte m’ha portato in collina".

Riassumendo

I fuochi fatui sono fiammelle di breve durata che si possono manifestare in paludi e stagni, prodotte dai gas emessi da sostanze organiche in decomposizione.

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