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Carbonchio

Che cos'è il carbonchio?

Il carbonchio, noto anche con il nome di antrace, è una malattia infettiva acuta che colpisce in particolare gli animali ma che è anche trasmissibile all'uomo.

L'agente eziologico del carbonchio è un batterio sporigeno, Bacillus anthracis.

Negli animali la malattia insorge quando essi ingeriscono - con il foraggio - spore di Bacillus anthracis.

L'uomo può contrarre la malattia sia per contatto con gli animali infetti (o con prodotti di origine animale quali tessuti, carne, pelli o pellicce) sia per inalazione di spore del batterio che ingestione di cibo contaminato da questo.

Agente eziologico del carbonchio

Come già detto, l'agente eziologico del carbonchio è un batterio sporigeno, il Bacillus anthracis.

Tale batterio è un bacillo gram-positivo, lungo 3-8 μm, largo 1-1,2 cm, appartenente alla famiglia Bacillaceae.

Bacillus anthracis

Bacillus anthracis.

Negli animali infetti il microrganismo si presenta in catene di 2-8 bacilli circondati da una grande capsula, mentre, se coltivato in vitro, si presenta in catene più lunghe, senza capsula.

In condizioni avverse alla moltiplicazione, i bacilli formano piccole spore ellissoidali assai resistenti alle variazioni di temperatura e alla disidratazione.

Le spore, che mantengono fino a 12 anni la capacità germinativa, vengono ingerite - attraverso il foraggio - dagli animali pascolanti in prati contaminati dalle deiezioni di animali infetti.

La capsula della spora contiene acido poliglutammico; questo, insieme con una tossina extracellulare che causa edema, aggredisce i meccanismi di difesa dell'ospite.

La tossina in seguito può causare la morte dell'ospite provocando uno shock secondario.

Carbonchio negli animali

Gli animali più sensibili al carbonchio sono gli erbivori, in particolare bovini, pecore, maiali, cavalli e capre.

In seguito all'infezione generalmente insorgono setticemia e avvelenamento del sangue. Le manifestazioni variano da un improvviso attacco apoplettico seguito da morte pochi minuti dopo l'insorgere dei primi sintomi, a una malattia subacuta con febbre, splenomegalia, spesso disturbi intestinali, generalmente a decorso fatale.

Talvolta la sintomatologia è locale, nel qual caso la prognosi è meno infausta.

Carbonchio nell'uomo

Nell'uomo la malattia può presentarsi in tre forme principali:

  • carbonchio cutaneo;
  • carbonchio polmonare;
  • carbonchio intestinale.

Il carbonchio cutaneo (o pustola maligna) è la forma più comune e insorge in seguito a contaminazione cutanea.

Si forma un'area di infiammazione, con necrosi centrale, che diventa bruna o nera, circondata da un'area edematosa e da vescicole contenenti un fluido giallo. Il pus è assente e il dolore non è forte.

carbonchio cutaneo

Carbonchio cutaneo.

Nel carbonchio cutaneo la letalità è bassa ed è dovuta all'eventuale insorgere di setticemia generalizzata.

Il carbonchio polmonare, piuttosto raro, è causato dall'inalazione di polvere contenente spore. Nei polmoni si formano aree emorragiche che vanno incontro a epatizzazione, insorge setticemia e la malattia termina fatalmente se la diagnosi non è precoce.

Il carbonchio intestinale, anch'esso piuttosto raro, insorge per ingestione di cibo infetto. Si possono avere lesioni a carattere infiammatorio nell'ileo e nel cieco e aree emorragiche localizzate. Se la diagnosi non è tempestiva insorge una setticemia mortale.

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