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Berilliosi

Che cos'è la berilliosi?

Il berillio è un metallo di colore grigio, poco abbondante nella crosta terrestre, che in presenza di ossigeno si ricopre di un sottilissimo, compatto e aderente strato di ossido che protegge da ulteriore ossidazione il metallo sottostante.

Fu scoperto (come ossido) nel 1978 da L.N. Vauquelin che gli diede il nome di glucinio (dal greco glykys, "dolce", a causa del sapore dolce dei suoi sali), mentre il suo nome (da berillo, uno dei suoi  minerali), gli fu dato da F. Wohler che lo isolò nel 1828.

L'inalazione anche di piccole quantità di berillio (o dei suoi composti) sotto forma di polvere o vapore provoca la berilliosi. La forma cronica di questa malattia è caratterizzata cianosi e da insufficienza respiratoria con tosse.

Tossicologia da berillio: berilliosi

Alcuni problemi riguardanti la tossicologia del berillio (berilliosi) furono scoperti e successivamente studiati durante il periodo 1933-42.

A quell'epoca, una nuova strana malattia del lavoro fu riscontrata in Germania, in Italia e nell'attuale Russia.

Infatti molti lavoratori impiegati nell'estrazione del berillio dal berillo (suo principale minerale) si ammalavano e il 10-20% di essi moriva.

Questa forma acuta di avvelenamento da berillio produceva febbre, tosse penosa ed edema polmonare, sintomi simili a quelli di avvelenamento da gas irritanti quali il cloro.

Nel 1946 una forma di berilliosi fu riscontrata in operai che avevano lavorato alla fabbricazione di particolari lampade nelle quali i composti del berillio erano usati per rivestire l'interno dei tubi delle lampade stesse. In questi casi la malattia diveniva evidente solo da sei mesi a tre anni dopo l'intossicazione.

Sono noti ora casi nei quali la forma cronica di avvelenamento da berillio, chiamata berilliosi, non appare fino a 15 anni dopo l'assimilazione.

Uno degli aspetti caratteristici della berilliosi è la comparsa di una lesione di tipo granulomatoso.

Il trattamento da berilliosi prevede a somministrazione di cortisonici.

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