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Anoressia

Che cos'è l'anoressia?

L'anoressia è una condizione morbosa caratterizzata non solo dalla mancanza di appetito, ma anche dalla perdita totale del desiderio di assumere qualsiasi tipo di alimento.

Risulta associata a lunghe malattie particolarmente debilitanti, a molte affezioni gastrointestinali, a forme dismetaboliche e tossiche.

Anoressia mentale

La marcata riduzione dell'alimentazione si associa ad alterazione percettiva dell'immagine corporea e degli stimoli provenienti dal corpo stesso.

A ciò si aggiunge completa indifferenza per il proprio decadimento fisico, senza apprezzabile riduzione delle normali attività.

Tale forma morbosa colpisce il sesso femminile nell'età della pubertà o nell'adolescenza, associandosi costantemente ad amenorrea, e non risulta legata a turbe endocrine, disturbi digestivi o altre cause somatiche.

A questo stato di dimagramento corrisponde un comportamento stenico, con iperattività motoria, varietà di interessi e buone capacità di intrattenere rapporti interpersonali, fatti che colpiscono in modo particolare se paragonati alle obiettive gravi condizioni dei pazienti.

L'anoressia mentale va distinta da tutte le altre forme di anoressia in cui un meccanismo neurotico o reattivo impedisce temporaneamente l'assunzione del cibo al soggetto perfettamente cosciente del proprio disturbo, e dalle forme di psicosi o di depressione grave in cui la mancata assunzione di cibo non rappresenta altro che un aspetto della costellazione sintomatologica della malattia.

Ambiente familiare delle persone affette da anoressia

L'ambiente familiare degli anoressici è caratterizzato dalla presenza di figure parentali, in particolare la madre, iperprotettive, ansiose, sollecite in modo eccessivo nei confronti dell'educazione, della nutrizione, dello studio e del comportamento dei figli.

Questo atteggiamento tende in effetti a impedire la strutturazione della personalità riducendo il livello di autonomia e di libertà del figlio.

Su tale terreno, in occasione di un trauma affettivo, di una brusca modificazione ambientale, o anche senza causa apparente, si instaura improvvisamente una drastica restrizione alimentare, che viene giustificata con l'assenza di fame, con il desiderio di dimagrire o con disturbi digestivi.

Una simile condotta alimentare, che si è inserita in un contesto esistenziale apparentemente normale, può modificarsi improvvisamente con l'insorgere subitaneo di irrefrenabili crisi di bulimia (desiderio di iperalimentarsi) tali da condurre in qualche caso il paziente alla morte.

Un pericolo del genere può verificarsi nei casi di più grave deperimento fisico quando l'organismo, per l'insorgere di un fatto morboso intercorrente, non è più in grado di far fronte con energie di riserva alla nuova situazione di emergenza.

L'iter della malattia

Il soggetto anoressico durante l'iter della sua malattia afferma con decisione di sentirsi perfettamente bene e non sembra riconoscere come anomala la sua condotta e come alterato il suo stato fisico.

L'anoressia appare come un comportamento specificamente patologico, di natura schiettamente psichica; i numerosi studi sulla fisiopatologia degli anoressici non hanno prodotto alcuna spiegazione biologica soddisfacente.

L'anoressico conduce una vera e propria battaglia continua contro la fame. Spesso il suo pensiero è rivolto al cibo e non raramente esso è argomento di conversazioni o di raffinate preparazioni.

Secondo interpretazioni psicodinamiche la riduzione nell'assunzione del cibo esprime una rivolta nei confronti del proprio corpo: l'anoressico lotta contro la fame perché odia il proprio corpo e non perché odia il cibo; il corpo è sentito infatti come grossolano, pesante, causa di difficoltà e di frustrazioni nei rapporti interpersonali.

Pertanto il paziente lotta contro tale pericolosa immanenza con energia allo scopo di preservare l'integrità dell'Io, intaccata da un profondo e diffuso senso di importanza.

Trattamento dell'anoressia mentale

Per quanto riguarda il trattamento dell'anoressia mentale, la sola forma di terapia che può sortire un risultato positivo è rappresentata dalla psicoterapia.

Essa deve tener conto dell'estrema fragilità del paziente e del rischio che esso incorra in frustrazioni che, incapace di sopportare, lo pongano transitoriamente in una situazione psichica pericolosa. In tale evenienza si rende necessario il ricovero in adatto ambiente ove sia possibile proseguire il trattamento al riparo di possibili pericoli.

Spesso, e particolarmente in soggetti giovani, è utile un periodo di distacco completo dalla famiglia, in ambiente sereno, procrastinando a epoca successiva il trattamento psicoterapico.

Questo deve tendere inizialmente a un rafforzamento dell'Io del paziente di fronte ai suoi sentimenti di insufficienza, di inadeguatezza e di impotenza e successivamente assumere la fisionomia di una psicoanalisi classica.

Le terapie fisiche, con somministrazione di ricostituenti e introduzione di cibo mediante sonde gastriche, si rendono necessarie solo quando il deperimento fisico è giunto a gradi estremamente pericolosi. Diversamente i pazienti non ne traggono alcun giovamento, in quanto riducono ulteriormente la quantità di cibo assunta per annullare il presunto aumento di peso così ottenuto.

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