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Aborto

Aborto spontaneo e aborto provocato

In ostetricia si definisce aborto l'interruzione della gravidanza prima del 180° giorno dalla data presunta del concepimento.

Giustifica tale definizione, che si differenzia da quella giuridica, il fatto che lo sviluppo del corpo fetale si completa soltanto entro quell'epoca e pertanto il feto, nato prima di avere raggiunto questo stadio, non è capace di vita autonoma, anche se nasce vivo.

La frequenza dell'aborto spontaneo può essere calcolata intorno al 10% delle gravidanze, cifra largamente approssimativa ma coincidente nelle statistiche di diversi autori.

Ove si vogliano comprendere anche i casi di aborto provocato si ritiene che la percentuale possa salire anche al 18-20% delle gravidanze, specialmente nelle città.

Il massimo di frequenza dell'aborto spontaneo si verifica tra il secondo e il terzo mese, dopo di che diminuisce progressivamente.

Il quoziente di abortività varia comunque anche in relazione all'età della gestante ed è più basso nel periodo più fecondo.

Aborto spontaneo e aborto provocato

A seconda della sua patogenesi, l'aborto viene chiamato spontaneo o provocato.

Nel primo caso si distinguono varie forme cliniche di aborto: si parla infatti di minaccia d'aborto quando si possa ritenere fondatamente che la gravidanza continui pur essendo in atto i segni di una incipiente interruzione (emorragia o altro); l'aborto si dice completo quando viene espulso tutto il prodotto del concepimento (feto, placenta e membrane); incompleto quando permangono nella cavità uterina frammenti ovulari; si parla di aborto interno quando l'uovo si è staccato dalla parete uterina ma è ancora ritenuto in toto nella cavità del corpo uterino e in tali condizioni l'uovo morto può talvolta essere trattenuto anche a lungo nell'utero.

Quando l'aborto si verifica in tre o più gravidanze successive si parla di aborto abituale.

tipologia di aborti

Le cause capaci di determinare l'aborto sono:

  • l'utero infantile, l'utero bicorne, gli spostamenti uterini, le cicatrici dell'utero, ecc.;
  • cause di carattere accidentale e legate a un'alterazione dell'annidamento, quali l'annidamento dell'uovo in posizione sfavorevole o l'annidamento in zona malata, ad esempio per endometrite;
  • le malattie infettive acute, come tifo, polmonite, morbillo, influenza, ecc.;
  • le malattie infettive croniche, come sifilide, malaria, tubercolosi;
  • le intossicazioni esogene (alcolismo, saturnismo, ecc.);
  • le malformazioni fetali;
  • i tumori dell'apparato genitale, come fibromiomi, cisti ovariche e altre neoplasie benigne o maligne;
  • la mola vescicolare, la deficiente vitalità dell'uovo o degli spermatozoi;
  • le deficienze endocrine;
  • l'insufficienza del segmento inferiore dell'utero.

In sintesi si può dire che approssimativamente il 50% degli aborti riconosce una causa ovulare; l'altro 50% è di origine materna.

Per quanto riguarda l'aborto provocato, è opportuno tener presente che esso può essere fatto sia per giustificati scopi medici a termini di legge, sia a scopo criminoso.

Nel primo caso si ha l'aborto impropriamente chiamato terapeutico, che viene praticato dal medico con le opportune modalità e garanzie previste dalla legge, quando egli ravvisi nella continuazione dello stato di gravidanza o il fondato pericolo di vita per la madre o il peggioramento irreversibile di una malattia: ad esempio tubercolosi, malattie del sangue, cardiopatie specialmente se complicate da alterazioni renali e polmonari, malattie renali, cancro dell'utero, del retto.

Va comunque fatto notare che tali 'indicazioni' sono ormai quasi del tutto scomparse dalle casistiche mediche più autorevoli essendo oggi la medicina in ogni caso in possesso di mezzi terapeutici capaci di proteggere la madre dal pericolo dell'aggravamento irreparabile della malattia, consentendo nel contempo la buona prosecuzione della gravidanza.

È comunque da rilevarsi che la Chiesa cattolica non giustifica in nessun caso l'interruzione abortiva della gravidanza.

Per aborto criminoso s'intende invece l'interruzione della gravidanza eseguita dolosamente al di fuori quindi dalle modalità e dalle giustificazioni previste dalla legge.

I requisiti medico-legali indispensabili per l'imputazione di aborto criminoso sono i seguenti: l'accertamento dello stato di gravidanza della donna al momento in cui furono praticati gli atti abortivi, l'evento abortivo e l'idoneità dei mezzi che sono stati usati a tale scopo.

È necessario tener presente che il significato giuridico del termine aborto differisce da quello medico, in quanto il primo non tiene conto del criterio cronologico di maturità: rientrano pertanto nell'ambito del delitto di aborto tutti i casi di morte del prodotto di concepimento conseguenti all'interruzione di gravidanza dolosamente provocata, indipendentemente dall'età dello stesso.

Sintomi dell'aborto

I sintomi dell'aborto sono fondamentalmente due: l'emorragia e i dolori.

Mentre l'emorragia è intuitivamente dovuta al distacco dell'uovo dalla sua sede nella parete uterina e risulta più o meno abbondante a seconda dell'entità del distacco, il dolore invece è determinato dal travaglio abortivo per cui l'utero tende a eliminare il prodotto del concepimento.

La diagnosi si basa su questi sintomi oltre che sui dati obiettivi che il medico rileva attraverso l'esame ginecologico (utero contratto, pervietà del collo, reperto di frammenti ovulari commisti al sangue, ecc.) e che permettono di formulare, oltre alla diagnosi generica di aborto, anche la più esatta definizione della sua forma clinica.

Concorrono inoltre alla diagnosi numerose ricerche di laboratorio, quali la prova biologica ormonale di gravidanza, l'esame colpocitologico, il dosaggio degli ormoni (gonadotropine, pregnandiolo, estrogeni, ecc.) e l'uretrocitogramma.

Cura dell'aborto

La cura dell'aborto è chirurgica e consiste nello svuotamento strumentale dell'utero quando si tratta di aborto incompleto o di aborto interno.

Deve essere medica e conservativa nei casi di gravidanza soltanto parzialmente compromessa; in questa eventualità i provvedimenti terapeutici da mettere in atto sono svariatissimi e vanno scelti di volta in volta a seconda delle cause che si presumono responsabili.

Quando è accertata l'insufficienza del segmento inferiore dell'utero si può praticare il cerchiaggio del collo, che si oppone alla sua dilatazione; l'intervento si può praticare al di fuori del periodo di gravidanza oppure nel corso di questa, prima del verificarsi della minaccia dell'interruzione, e può ancora essere tentato durante la minaccia in atto.

Appartengono alla categoria degli abortivi le sostanze capaci di indurre l'aborto.

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