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Sartani

Sartani o inibitori del recettore dell’angiotensina II

I sartani o inibitori del recettore dell’angiotensina II appartengono alla classe dei farmaci cardiovascolari.

La maggior parte dei sartani sono accomunati da una struttura chimica che presenta un anello tetrazolico (a 4 atomi di azoto e uno di carbonio) e uno o due gruppi imidazolici.

Le principali molecole appartenenti a questa classe di farmaci sono:

  • Losartan;
  • Candesartan;
  • Telmisartan;
  • Irbesartan;
  • Olmesartan;
  • Fimasartan;
  • Valsartan;
  • Azilsartan.

losartan

Struttura del losartan, capostipite dei sartani.

Meccanismo d’azione dei sartani

I sartani legano e inibiscono il recettore dell’angiotensina II AT1. L’angiotensina II è un ormone che svolge le sue funzioni legandosi a due tipi di recettore dell’angiotensina II.

In particolare, il recettore AT1 è responsabile dei meccanismi molecolari che causano l’aumento della pressione arteriosa.

Essendo un recettore accoppiato a proteina Gq, la sua attivazione, in seguito al legame con l’angiotensina II, stimola la fosfolipasi C, che catalizza l’idrolisi dei fosfoinositidi di membrana e porta alla formazione di IP3 e DAG.

Le principali funzioni svolte dall’angiotensina II sono:

  • aumento delle resistenze periferiche;
  • effetto inotropo positivo (aumento della forza di contrazione del cuore);
  • aumento della frequenza cardiaca (effetto cronotropo positivo);
  • aumento della produzione di aldosterone da parte della porzione corticale del surrene;
  • aumento della produzione di adrenalina da parte della porzione corticale del surrene;
  • aumento della secrezione di noradrenalina nel sistema nervoso periferico;
  • stimolazione del centro della sete nel sistema nervoso centrale;
  • aumento della secrezione di ormone antidiuretico (ADH o vasopressina) da parte dell’ipofisi.

Quindi, l’utilizzo dei sartani, che inibiscono gli effetti dell’angiotensina II, porta a ridurre la frequenza cardiaca e, soprattutto, la pressione arteriosa.

Indicazioni terapeutiche dei sartani

I sartani hanno numerose indicazioni terapeutiche. Essi sono usati nel trattamento di:

  • ipertensione arteriosa: in caso di valori pressori sopra la norma, i sartani vengono utilizzati spesso, poiché sono antagonisti dell’angiotensina II, responsabile di meccanismi che portano all’aumento pressorio. Per questa applicazione, essi vengono impiegati spesso in luogo degli ACE-inibitori, che possono causare effetti collaterali come la tosse e l’angioedema;
  • insufficienza cardiaca: in pazienti in cui l’attività del cuore è compromessa, l’inibizione della funzione dell’angiotensina II riduce la tensione parietale del miocardio; per questa applicazione, il candesartan è il sartano più utilizzato;
  • nefropatia diabetica: come nel caso degli ACE-inibitori, i sartani vengono impiegati per questa condizione patologica, caratterizzata dal danneggiamento dei capillari del glomerulo renale; essi agiscono riducendo la pressione a livello del glomerulo renale.
  • dilatazione della radice aortica, che può portare all’aneurisma;
  • fibrosi di diversi organi (cuore, reni, fegato, polmoni);

Effetti collaterali dei sartani

Secondo alcuni studi recenti, l’utilizzo dei sartani è collegato a un aumento del rischio di infarto del miocardio. In particolare, la sovrastimolazione dei recettori dell’angiotensina II AT2 porterebbe a fibrosi e ipertrofia, aumentando l’infiammazione e la possibilità di sviluppare l’aterogenesi.

Questo stesso meccanismo d’azione porta anche a un’aumentata proliferazione cellulare, che è una causa di tumore.

Infatti, attualmente vi sono studi contrastanti riguardo la possibilità che i sartani siano sostanze dotate di attività carcinogenica o meno.

I sartani possono indurre diversi effetti collaterali. I più comuni sono:

  • mal di testa;
  • capogiri;
  • iperkaliemia (concentrazione elevata di potassio nel sangue, che può portare a diversi disturbi; durante la somministrazione di sartani, è necessario tenere sotto controllo la potassiemia);
  • nausea;
  • diarrea;
  • vomito;
  • vertigini;
  • debolezza;
  • mialgia;
  • affaticamento;
  • crampi muscolari;
  • insonnia;
  • alterazioni della funzionalità del fegato;
  • alterazioni della funzionalità renale;
  • rush cutanei;
  • ipotensione;
  • anemia;
  • dispnea;
  • congestione nasale;
  • faringite;
  • angioedema;
  • riduzione dei livelli di emoglobina.

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