chimica-online.it

Batteri patogeni per l'uomo

Quali sono i batteri patogeni per l'uomo?

Le cellule procariote non possiedono organelli ed hanno una parete cellulare dalla composizione chimica diversa da quella delle pareti presenti nei funghi e negli eucarioti (piante) costituita da peptidoglicano.

I procarioti sono gli organismi evolutivamente più antichi, sono molto diversificati, molto diffusi e molto numerosi tanto che, in termini di biomassa, il loro peso totale supera di almeno 10 volte quello degli organismi eucarioti.

Rappresentazione ad albero dell’evoluzione degli organismi procarioti ed eucarioti.

Nel Regno delle Monere troviamo due domini: Eubatteri (i batteri più noti) e gli Archeobatteri.

Questi ultimi sono batteri meno noti, si tratta di specie batteriche in grado di vivere in condizioni estreme come i metanogeni (anaerobi stretti), i termofili estremi (temperature elevate) e gli alofili estremi (concentrazione salina elevata).

Il dominio degli Eubatteri comprende invece organismi più noti e comunemente chiamati batteri.

I batteri, tutti organismi unicellulari o formanti colonie, sono caratterizzati da una grande diversità metabolica, comprendono infatti sia eterotrofi (che ricavano i composti organici da altri organismi), sia autotrofi (organismi in grado di produrre autonomamente i composti organici nutrienti a partire da molecole inorganiche).

Gli autotrofi si dividono in chemiosintetici e fotosintetici. I primi, detti anche chemioautotrofi, producono glucosio (fonte di energia per tutto il metabolismo cellulare) a partire dall’anidride carbonica (CO2), il carbonio della CO2 è ridotto grazie all’ossidazione di composti inorganici.

Sono chemioautotrofi ad esempio i batteri nitrosi che ossidano l’ammoniaca in nitriti e i batteri nitrici che ossidano i nitriti trasformandoli in nitrati, molto importanti nel ciclo geochimico dell’azoto.

I batteri fotosintetici utilizzano invece l’energia del sole per produrre glucosio producendo o meno ossigeno.

I fotosintetici anossigenici (non producono ossigeno) utilizzano l’idrogeno solforato (H2S) come donatore di elettroni al posto dell’acqua e producono zolfo elementare anziché O2.

Altre linee evolutive dei batteri fotosintetici hanno invece una fotosintesi ossigenica, come quella delle piante ed includono: i cianobatteri, le proclorofite e i cloroplasti (ovvero gli organismi batterici da cui si sono sviluppati gli organelli fotosintetici delle piante).

I batteri patogeni per l’uomo

Esistono diversi batteri patogeni per l’uomo ed esistono anche batteri che instaurano con l’uomo delle simbiosi, basti pensare alla flora intestinale.

A volte per esempio in condizioni di immunodeficienza, anche i batteri simbiotici possono provocare infezioni nell’uomo.

Diversamente i patogeni possono provocare infezione in seguito alla loro penetrazione, mediante diverse vie (ad esempio orale, attraverso l’epidermide danneggiata, ecc) e alla loro replicazione.

I patogeni possono provocare di per sé la sintomatologia della malattia di cui sono responsabili oppure tramite molecole prodotte: esotossine se prodotte durante la vita del patogeno, come scarti del loro metabolismo oppure endotossine se si tratta di molecole liberate solo alla morte della cellula procariote.

Principali vie di trasmissione delle patologie

Principali vie di trasmissione delle patologie.

A seconda della tipologia di agente patogeno distinguiamo:

patogeni veri (o franchi): producono sempre la patologia in ospiti sani, non necessitano di alcun fattore predisponente, ne sono un esempio: Chlamydia, N. gonorrhoeae;

patogeni opportunistici (od occasionali): essi inducono malattia solo in ospiti debilitati e richiedono dunque una immuno compromissione; ne fanno parte i microrganismi della flora autoctona oppure quelli che si trovano nell’ambiente (acqua, aria, suolo, alimenti); spesso si tratta di quei batteri responsabili delle cosiddette infezioni nosocomiali; altri esempi sono: Pseudomonas spp , S. maltophilia.

  • Il potere patogeno dei batteri è costituito da tre principali componenti:
  • invasività;
  • induzione di ipersensibilità e fattori immunologici;
  • tossigenicità.

La virulenza di un batterio può essere espressa come il livello di patogenicità espresso dal tasso di mortalità, dalla tossigenicità e dalla sua capacità di invadere i tessuti dell’ospite causando la malattia.

Solitamente il fattore che è responsabile della virulenza è un carboidrato oppure una proteina grazie ai quali il microrganismo prende contatto con cellule specifiche, elude le difese dell’ospite, inibisce gli effetti del sistema immune.

La virulenza viene “misurata” in vitro e rappresenta la combinazione di un complesso di fattori dipendenti da:

  • infettività relativa del microrganismo (numero minimo di microrganismi necessario per causare l’infezione);
  • gravità della malattia causata;
  • grado di difese dell’ospite: influenzato da età sesso, razza, stato del sistema immune, patologie in atto, uso prolungato o abuso di farmaci.

Per infezione invece, intendiamo l’invasione e la successiva moltiplicazione del patogeno nei tessuti dell’ospite che induce alla malattia, ovvero all’alterazione dello stato fisiologico normale del corpo.

La presenza del patogeno di per sé non è sempre indicativa dell’esistenza di una condizione morbosa, esiste infatti la condizione definita di “portatore sano” nella quale il patogeno è presente ma in assenza di una sintomatologia clinica e quindi di un danno all’ospite.

I patogeni dell’uomo posso essere classificati in:

  • patogeni extracellulari: provocano la malattia crescendo al di fuori delle cellule dell’ospite, la loro virulenza è, generalmente causata dalla loro capsula; il sistema immune dell’ospite è in grado di fagocitarli;
  • patogeni intracellulari: si tratta di quei microrganismi in grado di riprodursi all’interno delle cellule dell’ospite (listerie, brucelle, micobatteri, od occasionale, salmonelle, shigelle);
  • patogeni tossigenici: causano la malattia attraverso, principalmente, la produzione di esotossine che sono quindi la causa della virulenza del patogeno stesso.

Esistono inoltre batteri che sono responsabili di processi morbosi localizzati (polmoniti, enteriti), che invadono, seppur transitoriamente, il circolo sanguigno portando alla condizione che prende il nome di batteremia.

Diversamente invece, setticemia è il termiche che indica la condizione nella quale vi è una massiccia e costante presenza di batteri e dei loro prodotti tossici, nel sangue.

Ti lasciamo infine alcuni link che ti potrebbero interessare:

Cosa sono i ferrobatteri?

Cosa sono le mutazioni geniche?

Che cos'è la filogenesi?

Che cos'è l'arbovirus?

Che cosa è un isoenzima?

Che cosa si intende per autotrofia?

Studia con noi