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Carbamazepina

Proprietà della carbamazepina

La carbamazepina è un farmaco anticonvulsivante.

Il suo nome IUPAC è 5H-dibenzo-[b,f]-azepina-5-carbossammide.

E' una molecola triciclica e appartiene alla classe delle dibenzazepine.

La carbamazepina è un derivato chimico degli antidepressivi triciclici.

Presenta la seguente struttura chimica:

Struttura della carbamazepina.

Meccanismo d’azione della carbamazepina

Il principale meccanismo d’azione della carbamazepina consiste nell’inibizione dei canali del sodio voltaggio-dipendenti. In questo modo, essa previene la ripetuta formazione del potenziale d’azione, rendendo le cellule del sistema nervoso meno eccitabili.

La carbamazepina ha anche altri target biologici:

  • lega i recettori GABA α1β2γ2: la carbamazepina è agonista dei recettori GABA, contribuendo all’iperpolarizzazione e alla conseguente ridotta eccitabilità dei neuroni;
  • aumenta le concentrazioni di serotonina, fungendo da inibitore del rilascio del neurotrasmettitore;
  • interferisce con la trasduzione cellulare mediata dagli inositoli;
  • inibisce la glicogeno sintasi-chinasi 3 (GSK-3).

Indicazioni terapeutiche della carbamazepina

La carbamazepina, per la capacità di modulare le conduttanze di membrana, è utilizzata in caso di alterazioni del sistema nervoso centrale.

In particolare, essa ha le seguenti indicazioni terapeutiche:

  • alcune forme di epilessia (crisi parziali e crisi tonico-cloniche);
  • dolore neuropatico;
  • nevralgia del trigemino;
  • disordine bipolare;
  • alcune forme di schizofrenia (in associazione con un antipsicotico);
  • disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD).

Farmacocinetica della carbamazepina

La carbamazepina, in genere, viene somministrata per via orale; ha un ottimo assorbimento, seppur lento. La sua biodisponibilità orale è pari al 100%.

Il legame della carbamazepina alle proteine plasmatiche varia dal 70 all’80%.

La carbamazepina viene metabolizzata prevalentemente nel fegato.

L’isoforma CYP3A4 del citocromo P450 converte la carbamazepina nel derivato carbamazepina-10,11-epossido, attivo farmacologicamente.

La carbamazepina ha un’emivita superiore alle 30 ore; per questo, essa viene somministrata in singola dose.

E' inoltre un induttore dello stesso enzima che la metabolizza, quindi la sua emivita si riduce in caso di somministrazioni ripetute (16-24 ore).

Per quanto riguarda l’eliminazione, la carbamazepina viene escreta sia per via urinaria che fecale. In particolare, circa il 72% della dose di carbamazepina viene eliminata tramite le urine; la restante quantità viene eliminata attraverso le feci.

Effetti collaterali della carbamazepina

La carbamazepina ha diversi effetti indesiderati, legati prevalentemente al meccanismo d’azione proprio del composto, capace di alterare le conduttanze di membrana.

I più comuni effetti collaterali indotti dalla carbamazepina sono:

  • sonnolenza;
  • mal di testa;
  • capogiri;
  • alterazione della produzione delle cellule ematiche;
  • nausea;
  • vomito;
  • costipazione;
  • ridotta coordinazione motoria;
  • sindrome di Steven-Johnson;
  • necrolisi epidermica tossica;
  • aumentato rischio di suicidio;
  • aumentato rischio di iponatriemia;
  • aumentato rischio di sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico;

Una brusca interruzione del trattamento con carbamazepina può aumentare il rischio di attacchi epilettici.

La carbamazepina non deve essere assunta insieme all’alcol, poiché l’uso di queste sostanze insieme porta a effetti indesiderati come:

  • depressione del sistema nervoso centrale;
  • visione doppia;
  • alterazione del ritmo cardiaco;
  • crisi epilettiche.

Inoltre, la carbamazepina è risultata essere una molecola teratogena; in particolare può causare malformazioni fetali, tra cui la spina bifida.

La carbamazepina inoltre interagisce con molti altri farmaci.

I livelli di carbamazepina si riducono quando essa viene associata a:

I livelli di carbamazepina sono invece aumentati quando essa viene somministrata contemporaneamente con:

La carbamazepina, essendo un induttore del citocromo P450, aumenta la clearance di diversi farmaci (riducendone le concentrazioni e l’efficacia):

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