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Calcio-antagonisti

Farmaci calcio-antagonisti

I calcio-antagonisti appartengono alla classe dei farmaci cardiovascolari.

Meccanismo d’azione dei calcio-antagonisti

I farmaci calcio-antagonisti agiscono legando e inibendo i canali al calcio di tipo L, canali voltaggio-dipendenti presenti nel miocardio e nelle cellule muscolari lisce delle arteriole.

In condizioni fisiologiche, i canali al calcio di tipo L, in seguito ad attivazione, si aprono permettendo l’ingresso di ioni calcio (Ca2+) nella cellula.

I canali al calcio voltaggio-dipendenti sono coinvolti in diverse funzioni:

  • accoppiamento eccitazione-contrazione nel muscolo scheletrico, liscio e cardiaco;
  • regolano la secrezione di cortisolo e aldosterone a livello della corticale dei surreni;
  • conduzione del pacemaker del cuore.

Agendo sui canali al calcio di tipo L, i calcio-antagonisti interferiscono con tali meccanismi, determinando diversi effetti terapeutici:

  • riducono la forza di contrazione del miocardio (effetto inotropo negativo);
  • rallentano la conduzione dell’attività elettrica del cuore, riducendo così la frequenza cardiaca (effetto cronotropo negativo);
  • riducono la contrazione delle arteriole, aumentandone il diametro (vasodilatazione): nella muscolatura liscia vasale, l’azione si estrinseca riducendo le concentrazioni intracellulari di calcio inducendo l’inibizione della chinasi della catena leggera della miosina (il complesso calcio-calmodulina è essenziale per l’attivazione della chinasi della catena leggera della miosina), determinando quindi inibizione dei fenomeni di scivolamento actina-miosina, determinando così il rilassamento muscolare;
  • riducono la produzione di aldosterone.

Tutti questi effetti portano a una riduzione della pressione arteriosa.

Classificazione e indicazioni terapeutiche dei calcio-antagonisti

In base alla struttura chimica e alla loro applicazione, i farmaci calcio-antagonisti possono essere suddivisi, nelle seguenti classi:

1) diidropiridine (nicardipina, amlodipina, nifedipina, azelnidipina, barnidipina, isradipina, clevidipina, nisoldipina, pranidipina, nilvadipina, felodipina): derivati della 1,4-diidropiridina, le diidropiridine sono in grado di esplicare l’effetto antipertensivo solo a livello della muscolatura liscia vascolare e non sull’attività cardiaca.

Sono utilizzate per ridurre la resistenza vascolare e la pressione arteriosa, quindi vengono somministrati come antipertensivi.

Le diidropiridine possono essere utilizzate anche nell’insufficienza cardiaca con tachicardia.

Sono state utilizzate anche nel trattamento dell’angina, ma la vasodilatazione e l’ipotensione possono portare a una tachicardia riflessa, nociva per il paziente, poiché essa aumenta la richiesta di ossigeno del miocardio, quindi ora non vengono più utilizzate per trattare l’angina.

Nicardipina

Nicardipina, una delle più comuni diidropiridine.

2) fenilalchilammine (verapamil, gallopamil, fendilina): queste molecole sono relativamente selettive per il miocardio.

Esse riducono la richiesta di ossigeno del miocardio e contrastano i meccanismi di vasospasmo che restringono le coronarie. Pertanto, esse sono utilizzate nel trattamento dell’angina.

Essendo selettive per il miocardio, l’effetto vasodilatatorio è scarso rispetto a quello che mostrano le diidropiridine, causando scarsa tachicardia riflessa.

Ecco perché, in caso di angina, le fenilalchilammine sono preferite alle diidropiridine.

Le fenilalchilammine vengono utilizzate anche per trattare le aritmie.

Tali farmaci hanno il sito di legame nella porzione interna del canale.

La modalità d’azione dei farmaci fenilalchilamminici è dipendente dall’attività del canale. Questa caratteristica peculiare permette di utilizzare tali composti come riserve di farmaco: si può somministrare il farmaco anche in assenza di aritmia cardiaca ed esso sarà inattivo fino al manifestarsi della patologia.

Per quanto riguarda la cessazione dell’attività farmacologica, è necessario che il recettore torni nello stato di riposo affinché il farmaco possa staccarsi da esso.

Verapamil

Verapamil, capostipite delle fenilalchilammine.

3) benzotiazepine (diltiazem, JTV-519): questi farmaci sono caratterizzati da forti effetti cronotropo e dromotropo negativi e moderato effetto inotropo negativo.

Queste molecole vanno utilizzate nelle aritmie sopraventricolari, ma non in caso di ipertensione.

diltiazem

Struttura del diltiazem.

Vi sono anche altri tipi di molecole che inibiscono i canali al calcio e rientrano, quindi, tra i calcio-antagonisti, pur non avendo applicazioni nelle patologie che interessano il sistema cardiovascolare.

Alcune di queste molecole vengono impiegate nel trattamento dell’epilessia (gabapentin, pregabalin) e del dolore (ziconotide).

Effetti collaterali dei calcio-antagonisti

I calcio-antagonisti possono causare effetti collaterali che variano in base al tipo di molecola. I più comuni sono:

  • ipotensione;
  • bradicardia;
  • blocco atrio-ventricolare;
  • tachicardia;
  • palpitazioni;
  • mal di testa;
  • vampate;
  • confusione;
  • vertigini;
  • affaticamento;
  • edema;
  • dolore toracico;
  • nausea;
  • vomito;
  • diarrea.

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