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Barbiturici

Che cosa sono i barbiturici?

I barbiturici sono un importante gruppo di farmaci ad azione deprimente sul sistema nervoso centrale, il cui impiego è oggi largamente diffuso in virtù delle loro proprietà sedative e ipnotiche.

Il capostipite di essi è l'acido barbiturico che venne preparato per la prima volta nel 1864 dal chimico tedesco A. von Bayer per sintesi dell'acido malonico con l'urea:

sintesi acido barbiturico

Sintesi dell'acido barbiturico.

Tale composto risultò però farmacologicamente inattivo. Nel 1903 due chimici tedeschi, E. Fischer e J. von Mering, trovarono invece che un suo derivato, l'acido dietilbarbiturico, noto anche come Veronal, era dotato di azione ipnotica.

La scoperta di tale composto diede l'avvio a una serie di studi e di ricerche che portarono alla sintesi di numerosi derivati dell'acido barbiturico, molti dei quali acquistarono presto grande importanza da un punto di vista medico.

Indicazioni terapeutiche dei barbiturici

Come si è già accennato i barbiturici hanno azione deprimente sul sistema nervoso centrale; somministrati in piccole dosi agiscono da sedativi e calmanti, somministrati invece in dosi più elevate sono veri ipnotici. Alcuni di essi inducono un sonno molto profondo della durata di quello fisiologico.

Alcuni barbiturici sono impiegati in medicina come anestetici: la loro azione deprimente si manifesta dapprima sulla corteccia cerebrale e successivamente sui centri spinali e del midollo. Sono questi i tiobarbiturici, barbiturici in cui un atomo di zolfo sostituisce l'ossigeno nel radicale ureico.

Infine alcuni barbiturici sono largamente impiegati in terapia come antiepilettici e anticonvulsivanti. Tale azione antiepilettica non è strettamente legata a quella sedativa, sia perché non tutti i barbiturici hanno azione anticonvulsivante, sia perché sono antiepilettici alcuni farmaci che hanno addirittura azione eccitante, come ad esempio la benzedrina.

Effetti collaterali

I barbiturici sono dotati di notevole tossicità e inoltre danno facilmente assuefazione per cui i pazienti sono costretti ad aumentare progressivamente la dose.

Per quanto riguarda l'avvelenamento, esso generalmente si manifesta o per somministrazione di dosi elevate, oppure anche per insufficiente eliminazione attraverso le urine in seguito ad alterazione della funzionalità renale.

Nei casi di avvelenamento si manifesta dapprima uno stato di eccitamento seguito da depressione con perdita della coscienza e dei riflessi: nei casi gravi può sopravvenire la morte per paralisi dei centri respiratori o per edema polmonare.

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