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Analettici

Che cosa sono gli analettici?

Gli analettici sono quelle sostanze chimiche che, utilizzate come farmaci, vengono impiegati nel trattamento degli stati depressivi della circolazione, del respiro e della corteccia cerebrale quando tali stati non siano dovuti a lesioni organiche; considerati dal punto di vista farmacologico sono degli stimolanti della corteccia cerebrale, del bulbo e del midollo spinale.

Esempi di analettici

Classico analettico, di largo e sicuro impiego, è la canfora. Tale sostanza, insolubile in acqua, viene somministrata per via endomuscolare in soluzione oleosa al 2%.

Più attivi sono altri analettici di sintesi direttamente solubili in acqua, come la dietilammide dell'acido nicotinico e il 4,5-pentametilentetrazolo.

La prima (dietilammide dell'acido nicotinico) nota anche come nichetammide o col nome depositato di Coramina, si presenta come liquido viscoso o solido cristallino miscibile con l'acqua, l'etere etilico e il cloroformio; si somministra per via ipodermica o per via orale in soluzione al 25% alla dose di 0,25 g. È particolarmente efficace nell'avvelenamento da barbiturici.

Il 4,5-pentametilentetrazolo o metrazolo, noto anche con il nome depositato di Cardiazolo, è un analettico ad azione assai rapida; è una polvere amara, solubile in acqua, che si somministra per via orale, sottocutanea o endovenosa (100-500 mg). A dosi più elevate - alquanto vicine a quelle tossiche - il Cardiazolo ha azione epilettogena ed è stato perciò usato anche nella shockterapia delle schizofrenie unitamente al curaro o a curarosimili per evitare le facili fratture delle vertebre toraciche.

Il più attivo analettico è però la picrotossina, il principio amaro contenuto per lo 0,5-1,5 % nei frutti della Anamirta cocculus o Cocculus indicus (coccola di Levante). L'azione della picrotossina si esplica indiscriminatamente su tutti i centri bulbari e la tossicità piuttosto elevata del prodotto ne limita l'impiego ai casi di intossicazione da barbiturici a dosi per via orale che non superano i 6 mg pro die, essendo 20 mg considerati tossici per l'uomo.

Tra gli analettici devono essere inclusi anche taluni alcaloidi: stricnina, caffeina, teofillina e lobelina.

La stricnina ha un'azione perfettamente antagonista a quella dei barbiturici e viene somministrata come nitrato per via orale o parenterale a dosi massime giornaliere di 5-10 mg, ma la dose letale minima è di 30 mg.

La caffeina si trova nel caffè e nel tè, la teofillina solo nel tè, ma viene preparata solo per sintesi. Alla caffeina si attribuisce anche un'azione diretta sul miocardio: essa viene usata tanto per via orale quanto parenterale.

Eccitante del centro respiratorio è infine la lobelina: essa produce non solo un intenso ma passeggero eccitamento del centro respiratorio (agendo sui chemiorecettori del seno carotideo) ma anche una spiccata depressione cardiaca, per cui deve essere impiegata con molta cautela. Ha essenzialmente la stessa azione della nicotina, ma è meno potente.

Eccitanti del centro respiratorio sono anche l'anidride carbonica (mista a ossigeno o aria in concentrazione del 5-8 %), l'ammoniaca e i sali di ammonio.

L'ammoniaca gassosa ha un'azione indiretta per stimolazione delle terminazioni nervose sensitive delle prime vie respiratorie; ammoniaca e sali di ammonio per via orale hanno azione diretta, ma non specifica, per eccitamento della corteccia cerebrale.

Sono infine da considerarsi ad azione analettica le ammine ad azione simpaticomimetica, probabilmente anche per effetto della loro azione ipertensiva. La più attiva deve considerarsi la benzedrina, ma notevole attività presentano anche l'efedrina e la deossiefedrina.

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