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IL RUTENIO
CARATTERISTICHE GENERALI
Il rutenio (così chiamato dal nome latino
della Russia) fu identificato con sicurezza nel 1844 in Russia da K.
Claus nei residui della lavorazione dei minerali del platino. È un
elemento raro, costituendo circa il 10-7% della crosta
terrestre: si trova prevalentemente allo stato elementare in piccole
quantità in tutti i minerali contenenti platino.
Il rutenio è un metallo di colore grigio
acciaio, a elevato punto di fusione, duro e molto fragile. Quando si
presenta in forma compatta, non è attaccato dagli acidi minerali neppure
a caldo, né dall'acqua regia, mentre si discioglie in presenza di
soluzioni acquose di agenti ossidanti alcalini (ipoclorito di sodio,
perossido di sodio ecc.) o negli idrossidi, cianuri e perossidi alcalini
fusi, con formazione generalmente di rutenati. Con l'ossigeno reagisce
solo al di sopra di circa 1000°C formando il diossido, mentre viene
disciolto lentamente anche a freddo dagli alogeni in soluzione acquosa;
reagisce inoltre direttamente con gli alogeni gassosi (a temperatura
superiori a circa 300°C) e, a elevate temperature, con zolfo, selenio,
boro, silicio, fosforo e arsenico.
COMPOSTI
La chimica di questo elemento è assai
complessa, poiché esso può presentare nei suoi composti tutti i valori
interi degli stati di ossidazione da -2 a +8 (compreso lo 0 ed escluso
il -1). Lo stato di ossidazione più comune è il +3.
Tra gli alogenuri sono noti il
trifluoruro RuF3, il tetrafluoruro RuF4, il
pentafluoruro a molecola tetramera (RuF5)4, e l’esafluoruro
RuF6,. Tra i cloruri il più importante è il tricloruro di
rutenio RuCl3.
Esistono almeno due ossidi del rutenio ben
caratterizzati: il diossido RuO2, solido blu scuro, e
il tetraossido RuO4. Quest'ultimo, che è il più
importante, può essere preparato per ossidazione a caldo con cloro o
permanganato di potassio di soluzioni acide contenenti rutenio, e
successiva distillazione. È un energico ossidante anche per i composti
organici (è tra i pochi ossidanti in grado di demolire l'anello
aromatico). Poiché è un ossido acido, con le soluzioni alcaline a bassa
temperatura forma, svolgendo ossigeno, i perrutenati (per esempio
perrutenato di potassio KRuO4), corrispondenti allo stato di
ossidazione +7. I perrutenati, a loro volta, per riscaldamento svolgono
ossigeno formando i rutenati (per esempio rutenato di dipotassio
K2RuO4), corrispondenti allo stato di ossidazione
+6. Rutenati e perrutenati si formano anche nell'attacco del rutenio
metallico con potassa fusa in presenza di ossigeno o perossidi.
In tutti i suoi stati di ossidazione, ma
in particolare negli stati 0, +2, +3 e +4, il rutenio forma complessi
di coordinazione con leganti sia carichi sia neutri, frequentemente
esacoordinati; alcuni di essi risultano particolarmente stabili come per
esempio il catione pentaamminoaquorutenio (II) [Ru(NH3)5(H2O)]2+.
UTILIZZO
Dato il costo elevato e alcune difficoltà
che insorgono nella sua lavorazione, allo stato puro il rutenio ha solo
limitate applicazioni. Il suo impiego principale si ha come induritore
per leghe con il platino e il palladio utilizzate in gioielleria. In
polvere finemente suddivisa (eventualmente in lega con rodio, palladio
e platino), supportata su carbone o allumina, è usato come catalizzatore
eterogeneo di reazioni di idrogenazione e deidrogenazione (per esempio
la riduzione di aldeidi e chetoni, o l'idrogenazione del monossido di
carbonio a metano). Ossidi di rutenio vengono usati in microelettronica
e per il rivestimento degli anodi di titanio utilizzati nel processo di
produzione di cloro e soda caustica, mentre altri suoi composti
(generalmente complessi di coordinazione) hanno applicazioni come
catalizzatori omogenei in alcuni processi chimici, quale l'idroformilazione
delle olefine per la preparazione di aldeidi.
PRODUZIONE
Il
rutenio viene generalmente ottenuto, insieme con gli altri metalli
del gruppo del platino, a partire da concentrati di minerali
contenenti metalli preziosi, o da fanghi anodici della raffinazione
elettrolitica del rame e del nichel dove di norma tali metalli si
concentrano. Da questi concentrati, dopo diversi passaggi, si
ottiene un prodotto arricchito (contenente oro, argento e i metalli
del gruppo del platino) che viene trattato con acqua regia per
disciogliere oro, platino e palladio; rimane così un residuo
contenente argento, iridio, osmio, rodio e rutenio, che viene a sua
volta fuso con una miscela di carbonato di piombo, carbonato di
sodio, borace e carbone. Si formano una scoria e una lega di piombo
contenente circa il 20% di metalli preziosi; quest'ultima viene
separata e trattata con acido nitrico per allontanare il piombo e
l'argento. Il residuo, che contiene rutenio, iridio, osmio e rodio,
può essere trattato in diversi modi per separare questi metalli: un
procedimento si basa sulla fusione con perossidi della massa,
seguita da acidificazione e distillazione della soluzione ottenuta.
In tal modo, mentre iridio e rodio rimangono in soluzione, rutenio e
osmio distillano sotto forma di ossidi volatili e vengono raccolti
in soluzioni alcaline. Da queste soluzioni, in presenza di nitrati,
è possibile distillare e separare l'osmio come tetraossido volatile,
mentre il rutenio, che forma nitro-complessi molto stabili e non
distilla, può venire precipitato dalla soluzione come
esaclororutenato (IV) di diammonio (NH4)2[RuCl6]
che per calcinazione in presenza di idrogeno dà il rutenio metallico
in forma di spugna. |
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Nuclide |
% *5 |
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96Ru |
5,52 |
| 98Ru |
1,88 |
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99Ru |
12,7 |
| 100Ru |
12,6 |
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101Ru |
17,1 |
| 102Ru |
31,6 |
| 104Ru |
18,6 |
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*1 Relativo all'ossido con
valenza maggiore |
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*2
Una eventuale ( ) indica che il valore riportato è quello
dell'isotopo a vita più lunga di un elemento radioattivo che
non ha isotopi stabili e la cui massa atomica non può essere
definita con precisione |
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*3 Alla t =
20 °C e P = 1 atmosfera |
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*4 per solidi e liquidi è
espressa in g/ml a 20°C. Per i gas in g/l a a 0°C e 1
atmosfera |
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*5 % = abbondanza in natura
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