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Nuclide |
% *5 |
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50V |
0,25 |
| 51V |
99,75 |
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*1 Relativo all'ossido
con
valenza maggiore |
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*2 Una
eventuale ( ) indica che il valore riportato è quello
dell'isotopo a vita più lunga di un elemento radioattivo che
non ha isotopi stabili e la cui massa atomica non può essere
definita con precisione |
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*3 Alla t
= 20 °C e P = 1 atmosfera |
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*4 per solidi e liquidi è
espressa in g/ml a 20°C. Per i gas in g/l a a 0°C e 1
atmosfera |
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*5 % = abbondanza in natura
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CARATTERISTICHE GENERALI
Il vanadio fu scoperto (e denominato
erythronium) nel 1801 dal messicano Del Rio in un minerale del
piombo; lo stesso scopritore in seguito lo ritenne un sale del piombo e
non un nuovo elemento. Solo nel 1830 lo svedese N.G. Sefstrom lo
riconobbe definitivamente come un nuovo elemento e gli dette il nome di
vanadio da quello di Vanadis, la dea scandinava Freia; nel
1869 infine l'inglese Roscoe preparò per la prima volta il metallo.
In natura
(dove non si trova libero, ma in composti corrispondenti ai suoi stati
di ossidazione +3, +4 e +5) è un elemento relativamente abbondante,
costituendo lo 0,01 % circa della crosta terrestre. È diffuso in basse
concentrazioni in quasi tutte le rocce magmatiche, in molti minerali del
ferro e del titanio, dell'uranio, dell'alluminio, magnesio, piombo e
altri elementi, nel petrolio greggio e nel carbone; raramente però è
concentrato in depositi che ne contengono più del 2% circa. I minerali
più importanti (peraltro abbastanza rari) sono i solfuri complessi
patronite e sulvanite, la carnotite (vanadato di potassio e
uranile), la roscoelite (silicovanadato di alluminio e magnesio), la
vanadinite (clorovanadato di piombo), e alcuni altri.
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Carnotite |
Vanadinite |
Il vanadio è un metallo grigio argenteo,
duttile, malleabile e molle se purissimo. A temperatura ambiente è molto
stabile e resistente alla corrosione a causa della formazione di un film
protettivo di ossido; non è attaccato dall'acqua, dagli alcali e dagli
acidi non ossidanti (eccetto l’acido fluoridrico); si discioglie invece
negli acidi solforico e nitrico concentrati e nell'acqua regia anche a
freddo, ma non negli alcali fusi. A temperature elevate reagisce con la
maggior parte dei non-metalli, per esempio con l'ossigeno, lo zolfo, gli
alogeni, il boro, l'azoto, il fosforo, il carbonio e il silicio. Con
molti metalli (in particolare con il titanio) forma leghe o composti ben
definiti.
Mentre in tracce sembra essere un
elemento essenziale alla vita animale e vegetale, a concentrazioni
elevate presenta una notevole tossicità per l'uomo (simile a quella del
piombo e del mercurio); particolarmente pericolosi sono il pentossido di
vanadio e i composti solubili.
COMPOSTI
Come molti
altri elementi di transizione, il vanadio forma composti in
corrispondenza agli stati di ossidazione -2, -1, 0, +1, +2, +3, +4, +5;
mentre negli stati +2 e +3 ha un tipico comportamento metallico, negli
stati +4 e +5 (che sono i più stabili) ha caratteristiche anfotere. In
soluzione acquosa lo stato +5 esiste (a seconda del pH) sotto forma di
diverse specie ioniche in equilibrio.
Sono noti tutti i dialogenuri e i
trialogenuri, solidi paramagnetici colorati, fortemente riducenti,
solubili in acqua con formazione generalmente dello ione esaquovanadio (II)
[V(H2O)6]2+ rosso, che all'aria si ossida
rapidamente. Tra questi il dicloruro VC12 e il tricloruro VCl3;
il tetrafluoruro VF4, solubilissimo in acqua, si idrolizza
formando l’ossodifloruro di vanadio, VOF2. Il tetracloruro di
vanadio, VCl4, solubile nei solventi apolari, è velocemente
idrolizzabile in acqua con formazione di soluzioni contenenti di solito
lo ione [VO(H2O)5]2+. Anche il pentafluoruro VF5
è un acido di Lewis e forma facilmente complessi: per esempio, per
reazione a temperatura ambiente con KF, forma l’esafluorovanadato di
potassio KVF6.
Il sistema
vanadio-ossigeno è molto complesso. In esso è possibile individuare,
accanto a quattro ossidi abbastanza ben definiti (anche se non
rigorosamente stechiometrici), varie fasi di composizione intermedia
variabile. Il monossido VO (o V2O2) è un ossido
basico, e pertanto si discioglie in acido cloridrico acquoso formando
una soluzione violetta facilmente ossidabile contenente l'acquoione
[V(H2O)6]2+, a struttura ottaedrica. Si ricordano
inoltre il triossido di divanadio, V2O3, e il
diossido di vanadio, VO2 (o V2O4), che
per il suo carattere anfotero è solubile a caldo sia negli acidi (con
formazione della specie ionica prevalente [VO(H2O)5]2+),
sia nelle basi.
Il
pentossido di divanadio, V2O5, è il più stabile
ossido di vanadio, nel quale si convertono tutti gli altri per
riscaldamento all'aria in opportune condizioni. Ha caratteristiche
anfotere e si discioglie facilmente nelle basi ma anche nelle soluzioni
concentrate di acidi forti, formando tutta una serie di specie ioniche
in equilibrio tra loro attraverso reazioni di protonazione, e quindi
influenzate dal pH della soluzione.
Tra i
carburi si ricorda il monocarburo, VC, un solido molto duro, di colore
grigio metallico, chimicamente inerte (è attaccato a freddo solo
dall'acido nitrico concentrato) e refrattario, che esiste in
composizioni non stechiometriche in un intervallo del rapporto C/V pari
a circa il 0,75-0,95; costituisce un importante componente degli
acciai al vanadio. Il carburo di divanadio, V2C, è anch'esso
un solido molto duro, di colore bianco metallico, chimicamente inerte e
refrattario; la sua composizione varia nell'intervallo 0,4-0,6 circa del
rapporto C/V.
UTILIZZO
Come lega
ferrovanadio, il vanadio è utilizzato soprattutto come additivo negli
acciai, poiché anche in piccole quantità (circa il 0,1-5%) impartisce a
questi particolari proprietà meccaniche e di resistenza alla corrosione,
in seguito alla sua azione desossidante e di stabilizzazione dei
carburi; importanti impieghi si hanno anche in leghe non ferrose, per
esempio con alluminio o titanio. Il vanadio metallico puro ha qualche
utilizzazo nei settori aerospaziale e nucleare (per la sua elevata
resistenza alla corrosione), mentre alcuni suoi composti (ossidi, sali,
alogenuri, alcossidi) hanno impieghi come catalizzatori di processi
chimici e come pigmenti nell'industria ceramica e vetraria.
PRODUZIONE
Il vanadio può essere estratto dai suoi
minerali o ricavato come sottoprodotto di altre lavorazioni. Il minerale
arricchito finemente macinato viene mescolato con cloruro di sodio (e
con carbonato o solfato di sodio) e arrostito in aria a 800-900 °C: il
vanadio forma un vanadato di sodio solubile, dal quale si precipita il
vanadato acido di sodio Na4H2V10O28.
Per fusione a circa 700 °C quest'ultimo viene trasformato in un prodotto
nero costituito da pentossido V2O5 tecnico (circa
all'85% di purezza), che viene di norma direttamente utilizzato per la
produzione della lega ferrovanadio. Per produrre il vanadio elementare
si può ridurre il pentossido (purificato) con calcio o con alluminio; in
questo secondo caso, si fanno eseguire alla riduzione ulteriori
procedimenti di purificazione, si può ottenere vanadio metallico ad alta
purezza (titolo maggiore del 99,5%).
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