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Nuclide |
% *5 |
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46Ti |
7,93 |
| 47Ti |
7,28 |
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48Ti |
73,94 |
| 49Ti |
5,51 |
| 50Ti |
5,34 |
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*1 Relativo all'ossido
con
valenza maggiore |
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*2 Una
eventuale ( ) indica che il valore riportato è quello
dell'isotopo a vita più lunga di un elemento radioattivo che
non ha isotopi stabili e la cui massa atomica non può essere
definita con precisione |
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*3 Alla t
= 20 °C e P = 1 atmosfera |
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*4 per solidi e liquidi è
espressa in g/ml a 20°C. Per i gas in g/l a a 0°C e 1
atmosfera |
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*5 % = abbondanza in natura
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comprenderne il significato
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CARATTERISTICHE GENERALI
Il titanio, il cui nome deriva da quello
dei Titani, fu scoperto nel 1791 da W. Gregor in una sabbia nera della
Cornovaglia (Ilmenite) e, indipendentemente, alcuni anni più tardi da
Klaproth nel minerale rutilo; a causa delle difficoltà della riduzione
dell'ossido, fu ottenuto come metallo puro solo nel 1910 da Hunter. È un
elemento relativamente abbondante in natura (al 9° posto nell'ordine, e
4° tra i metalli) costituendo (mai libero ma in composti corrispondenti
al suo stato di ossidazione +4 circa lo 0,63% della crosta terrestre. I
suoi principali minerali sono l’ilmenite, FeTiO3,
generalmente presente come sabbia nera in molte spiagge marine, il
rutilo, TiO2, la perovskite, CaTiO3 e la
titanite (o sfeno, o sfenite), CaTiSiO5.
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Rutilo in SiO2 |
Il titanio è un metallo bianco-argenteo,
duttile e malleabile, ma a durezza relativamente elevata, di ottime
caratteristiche meccaniche. La forma stabile fino a 882,5 °C è la forma
a a struttura esagonale, mentre da questa temperatura fino alla fusione
è stabile la forma β a struttura cubica. Molte proprietà del titanio
variano fortemente in presenza di impurezze, quali per esempio
l'ossigeno, facilmente solubile nel metallo a elevata temperatura. A
temperatura ambiente il titanio in forma compatta è molto stabile e
resistente alla corrosione all'aria, e non è attaccato dagli acidi anche
forti, dalle basi e dagli ossidanti a causa della formazione di un film
superficiale molto compatto e protettivo di ossido. A caldo si
discioglie in acido fluoridrico (con formazione di complessi), in acido
cloridrico e in acido fosforico concentrati nonché in soluzioni
concentrate di acidi organici, mentre l'acido nitrico lo trasforma
nell'ossido. A temperature elevate reagisce con quasi tutti i
non-metalli, per esempio con l'idrogeno, gli alogeni, l'ossigeno,
l'azoto, il boro, il carbonio, il silicio e lo zolfo.
COMPOSTI
Come tutti
gli elementi delle serie di transizione il titanio forma composti sia
inorganici sia organici in corrispondenza degli stati di ossidazione +2,
+3, +4 (quest'ultimo è il più stabile e importante).
I
dialogenuri di titanio sono composti intensamente colorati, fortemente
riducenti e instabili, che reagiscono con l'acqua liberando idrogeno.
Più importanti e più stabili, ma ancora con carattere di riducenti, sono
i trialogenuri, tra cui il tricloruro di titanio, TiCl3. Tra
i tetraalogenuri, il più importante è il tetracloruro TiCl4,
liquido incolore, a struttura molecolare tetraedrica, che all'aria umida
si idrolizza formando diossido e fumi di acido cloridrico. L'idrolisi
può essere impedita in soluzione molto concentrata di acido cloridrico:
in tal caso si formano ioni complessi generalmente esacoordinati. Il
tetracloruro di titanio è uno tra i più forti acidi di Lewis e forma
facilmente composti di addizione con leganti ossigeno o azoto-donatori,
generalmente esa- o penta-coordinati. È molto utilizzato come intermedio
per la sintesi di altri composti del titanio. Il tetrafluoruro TiF4,
è un solido cristallino, a struttura ionica, facilmente idrolizzabile.
Tra gli
ossidi, si può ricordare il diossido di titanio, TiO2, un
solido bianco, presente in natura in tre distinte forme cristalline, il
Rutilo, il Vanatasio e la Brookite. Il diossido di titanio, in
particolare dopo aver subito trattamenti termici, è insolubile in acqua
e negli acidi e alcali diluiti, ed è attaccato solo dall'acido
fluoridrico concentrato a caldo. Dato il suo elevato indice di
rifrazione, da cui deriva il suo elevato potere coprente, è attualmente
il prodotto più impiegato come pigmento bianco (bianco di titanio) nei
campi soprattutto delle pitture e vernici, della carta, dei laminati
plastici, delle fibre tessili, delle gomme, dei prodotti ceramici, degli
inchiostri e dei cosmetici.
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Brookite |
Esistono anche sali del titanio (IV), che
hanno però generalmente struttura molecolare e non ionica, come p.e. il
nitrato Ti(NO3)4.
Gli
alcossidi di titanio (IV) sono composti del tipo Ti(OR)4
(dove R sta per CH3, C2H5, C3H7,
C4H9, ecc.), frequentemente polimerici, che si
possono preparare a partire dal tetracloruro; hanno importanti
applicazioni industriali in vernici, come compatibilizzanti di cariche
per gomme e materie plastiche, e come catalizzatori di reazioni di
condensazione.
UTILIZZO
Per la sua eccellente resistenza alla
corrosione (anche dell'acqua salata) e la sua leggerezza, il titanio e
le sue leghe trovano importanti impieghi strutturali soprattutto in
campo aerospaziale e navale, nella costruzione di apparecchiature
chimiche, di motori a turbina, e in campo medico per protesi; la maggior
parte (più del 90%) dei minerali di titanio viene però utilizzata per la
produzione del diossido, dati i suoi vastissimi impieghi come pigmento
bianco. Altri composti di titanio hanno impieghi nell'industria chimica
(catalizzatori ecc.) e in quelle degli adesivi e degli inchiostri.
LEGHE DEL TITANIO
Dal punto di vista delle proprietà
fisico-meccaniche il titanio presenta due caratteristiche
particolarmente interessanti e ulteriormente migliorabili con l'alligazione:
la tendenza a passivarsi in superficie determina una eccezionale
resistenza alla maggior parte degli acidi minerali e ai composti
alogenati, mentre l'elevata resistenza meccanica unita a tenacità, alta
rigidità e basso peso specifico lo rendono adatto a tutti gli usi in cui
un favorevole rapporto resistenza/peso deve essere mantenuto in un ampio
campo di temperatura, da quelle criogeniche a quelle moderatamente
elevate (500-600 °C) nelle applicazioni aerospaziali. Per sfruttarne la
resistenza alla corrosione, il titanio viene di solito messo in opera
alligato con modeste percentuali di altri elementi o anche allo stato
puro; se è richiesta anche una resistenza meccanica sono impiegate leghe
con 0,4-0,6% di molibdeno oppure con 0,7-0,9% di nichel, mentre quando
c'è alternanza di condizioni ossidanti e riducenti sono consigliabili le
leghe con piccole quantità di palladio (0,25%). Queste leghe sono più
costose delle altre normalmente usate negli impianti chimici. Il
principale campo d'impiego delle leghe di titanio è quello delle
applicazioni strutturali, specie in aeronautica. Le proprietà meccaniche
delle leghe sono determinate dalla struttura cristallina del metallo e
dalle sue variazioni con la temperatura, come succede per gli acciai
PRODUZIONE
I minerali
a base di rutilo o leucoxene vengono generalmente arricchiti mediante
processi di levigazione ed eventualmente separazione magnetica ed
elettrostatica fino a un tenore di circa il 95% in TiO2. I
metalli a base di ilmenite (più poveri in titanio) vengono sottoposti a
procedimenti per la separazione della maggior parte degli ossidi di
ferro; per esempio tramite riduzione a ferro metallico con carbone in
forno elettrico (o con altri processi) si ottiene una scoria contenente
l'equivalente di circa l'85% di TiO2. Poiché non è possibile
la riduzione diretta del diossido con carbone (si forma un carburo di
titanio stabilissimo) né con metalli riducenti come per esempio i
metalli alcalini e alcalino-terrosi (si formano impurezze di ossidi
inferiori di titanio), dal diossido di titanio si prepara il
tetracloruro che viene quindi ridotto a metallo. A questo scopo i
minerali arricchiti vengono clorurati a 700-1000 °C; si forma
tetracloruro di titanio che viene separato per distillazione. Il
tetracloruro così ottenuto contiene generalmente come principali
impurezze cloruri di ferro, silicio, alluminio, vanadio, zirconio e
stagno, nonché acido cloridrico e fosgene; pertanto viene ulteriormente
purificato, mediante distillazione frazionata e altri procedimenti, fino
a un titolo superiore al 99,9%. La riduzione del tetracloruro si può
effettuare con magnesio (processo Kroll) o con sodio (processo Hunter),
a 800-900 °C in atmosfera di gas inerte (in genere argo). Il cloruro di
magnesio (o di sodio) viene recuperato ed elettrolizzato ottenendo così
magnesio (o sodio) e cloro che vengono riciclati nel processo; la spugna
di titanio ottenuta, dopo distillazione e lavaggi, viene compattata per
sinterizzazione. Con tali processi si ottiene un titanio di titolo circa
il 99,2-99,8% (principali impurezze: ossigeno, azoto, carbonio, ferro e
magnesio), già utilizzabile per la maggior parte delle applicazioni.
Titanio più puro (circa al 99,9%) può essere preparato con un processo
più recente, basato sulla riduzione del tetracloruro mediante
elettrolisi, con formazione di spugna dì titanio al catodo e cloro
all'anodo.
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titanio con purezza del 99,995% |
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