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CONSERVAZIONE CON IL FREDDO
Tale metodo di conservazione degli alimenti si basa sulla
capacità del freddo di interferire con le funzioni vitali
dei microrganismi in modo da esplicare un’azione
essenzialmente microbiostatica.
Difatti, il freddo rallenta, fino all’arresto, le reazioni
degradative all’interno dell’alimento, sia quelle puramente
chimiche che quelle enzimatiche e dunque dovute all’azione
dei microrganismi. Ciò è dovuto principalmente
all’inibizione degli enzimi microbici: essi non vengono
denaturati e dunque inattivati, bensì la loro azione viene
inibita (resa inutile) in quanto nonostante la loro capacità
di abbassare l’energia di attivazione necessaria allo
svolgersi delle reazioni cellulari (rendendole possibili
alle normali temperature ambiente) tale abbassamento non è
sufficiente in relazione alla bassa temperatura
dell’alimento.
Inoltre, all’azione inibente delle basse temperature si
aggiunge la sottrazione di acqua libera dal sistema per
formazione del ghiaccio con conseguente aumento della
concentrazione della soluzione extracellulare,
disidratazione delle cellule microbiche e dunque mancanza
delle condizioni di umidità necessarie allo svolgersi delle
funzioni vitali dei microrganismi.
In definitiva, per conservare efficacemente con il freddo è
necessario conoscere la t.m.a. (temperatura minima di
accrescimento) dei singoli microrganismi e mantenere la
temperatura dell’alimento al di sotto di essa. La t.m.a.
degli microrganismi patogeni è sempre al di sopra dei 0 °C,
mentre gli psicrofili si mantengono vitali a temperature
molto inferiori. A –18 °C lo sviluppo microbico può essere
considerato nullo.
Il freddo ha anche un’azione parzialmente microbicida:
durante gli stadi iniziali del congelamento muore un certo
numero di microbi per alterazione irreversibile delle
proteine citoplasmatiche e per lesioni meccaniche ai danni
delle cellule microbiche da parte dei cristalli di ghiaccio,
ma quelli che sopravvivono permangono nell’alimento pronti a
riprendere le proprie funzioni vitali appena le condizioni
al contorno lo permettano, insieme a spore e tossine.
L’incapacità del freddo di eliminare tutte le popolazioni
microbiche, le tossine e le spore in quanto limitato
all’inibizione degli enzimi microbici comporta la necessità
di operare solo su alimenti di partenza dalle
caratteristiche igienicamente ineccepibili e di consumare
velocemente l’alimento al venir meno delle basse temperature
(dopo scongelamento).

REFRIGERAZIONE
La refrigerazione consiste nel portare e far permanere
gli alimenti a temperature sufficientemente basse per
rallentare le reazioni degradative, chimiche ed enzimatiche
(azione microbiostatica), all’interno dell’alimento, ma tali
da consentire all’acqua in essi contenuta di rimanere allo
stato liquido. La scelta della temperatura dipende dal
tipo di alimento e del tempo di conservazione richiesto che,
in ogni caso, non potrà mai essere molo lungo (Tabella 1).
Generalmente le temperature di refrigerazione sono comprese
nell’intervallo –1
÷ 8 °C.
|
Alimento |
Temperatura |
Conservazione
industriale |
Conservazione
casalinga |
Carne bovina
|
–1
÷ 1 °C |
35-50 gg |
3-7 gg |
Pesce fresco
|
–3
÷ 0 °C |
1-15 gg |
1-3 gg |
|
Pollame |
0
÷ 4 °C |
2-7 gg |
1-3 gg |
|
Formaggi freschi |
4
÷ 8 °C |
5-20 gg |
3-8 gg |
|
Uova |
–1
÷ 4 °C |
fino 6 mesi |
15 gg |
|
Agrumi |
0
÷ 8 °C |
1-4 mesi |
7 gg |
|
Ortaggi non acquosi |
0
÷ 4 °C |
oltre 3 mesi |
7 gg |
|
Mele |
–1
÷ 8 °C |
oltre 3 mesi |
7 gg |
Tabella 1
Durante la refrigerazione, inoltre, altri fattori da
controllare sono la ventilazione e l’umidità relativa in
modo da garantire UR = 80
÷ 95 %, in quanto valori troppo bassi di UR provocano
un’eccessiva evaporazione dall’alimento e valori troppo
elevati favoriscono lo sviluppo di muffe.
I prodotti refrigerati si suddividono in:
▪
prodotti refrigerati durante il trasporto e lo
stoccaggio, ma venduti a temperatura ambiente (frutta,
verdura, uova)
▪
prodotti distribuiti, conservati, venduti a
temperatura di frigorifero
▪
alimenti (carne, frattaglie, pollame, pesce
fresco, latte crudo o pastorizzato, prodotti
lattiero-caseari, burro)
▪
vivande (precucinati e prodotti di
gastronomia, insalate, tramezzini, pasticceria fresca,
affettati e salumi freschi)
La refrigerazione quindi può avvenire sia in ambito
industriale che domestico.
L’uso della neve e del ghiaccio in ambiente domestico ha
rappresentato la prima applicazione del freddo alla
conservazione degli alimenti: nei secoli scorsi solo le case
signorili erano dotate di ghiacciaie, ossia scantinati o
stanze situate in zone fresche di parchi e giardini in cui,
durante l’inverno, veniva accumulato il ghiaccio e
conservati i cibi nel corso dell’anno; a partire dall’800
sempre più case sono state dotate di ghiacciaie domestiche,
ovvero armadi a più scompartimenti ove il ghiaccio (prodotto
artificialmente e venduto a stecche) veniva posto nel
comparto centrale. D’altra parte l’applicazione del freddo
nella conservazione degli alimenti su larga scala, sia
nell’industria che nelle case, si è avuta con l’invenzione e
diffusione delle macchine frigorifere: basate sul principio
che comprimendo un gas (NH3, CO2, SO2,
CH3Cl, ma in passato anche i freon oggi vietati
per la loro azione deleteria sulla fascia di ozono che
protegge la terra dai raggi UV) fino a liquefarlo questo
sottrae calore all’ambiente circostante durante la
successiva espansione (“frigoriferi a compressione”),
nascono nel 1875 in Germania e si diffondono prevalentemente
nel secondo dopoguerra; gli attuali (“frigoriferi dinamici”)
si discostano dai frigoriferi del passato (“frigoriferi
statici”) per la continua circolazione dell’aria fredda da
cui comparti a differente temperatura, ventilazione e dunque
eliminata formazione della brina, limitati sbalzi di
temperatura all’apertura dello sportello.
In campo industriale, alla fine della preparazione o
dell’ultimo trattamento termico, è necessario portare
l’alimento alla temperatura di refrigerazione molto
velocemente in modo da superare nel minor tempo possibile la
fascia di temperature favorevole allo sviluppo microbico (3
÷ 70 °C). A tal fine si utilizzano abbattitori di
temperatura:
▪
di tipo discontinuo (armadi) o continuo
(tunnel)
▪
ad aria fredda (ventilazione forzata a circa 1
°C) o a getto di acqua fredda (Figura 1,
circa 1 °C)
Segue lo stoccaggio in celle frigorifere
ed il trasporto su lunghe (camion o vagoni ferroviari a
raffreddamento autonomo capaci di garantire temperature di
refrigerazione anche a –18 °C per i congelati) o brevi
distanze (autocarri di piccole dimensioni con pareti
coibentate termicamente).

Figura 1
Refrigerazione in atmosfera controllata
Al fine di prolungare la conservazione del prodotto e
preservare i suoi caratteri organolettici, spesso la
refrigerazione viene abbinata ad una modifica qualitativa
e/o quantitativa dell’atmosfera che circonda l’alimento
all’interno delle celle frigorifere o delle confezioni
comunque mantenute a temperatura di frigorifero:
|
Composizione dell’aria atmosferica secca |
N2
|
78 % |
O2
|
21 % |
|
Ar |
0.94 % |
|
CO2 |
0.03 % |
|
H2 |
0.01 % |
CAS o conservazione in atmosfera controllata: nelle
celle frigorifere, ermeticamente chiuse, si realizza, grazie
all’ausilio di sistemi automatici di controllo
(analizzatori, assorbitori, generatori di gas), un’atmosfera
di questo tipo:
N2 92-95 %
CO2 2-4 %
O2 3-4 %
tenendo conto dell’azione di tali gas sui processi che
avvengono nell’alimento durante la conservazione in
frigorifero:
CO2: rallenta la maturazione dei vegetali
(inibendo la respirazione e gli ormoni della crescita
vegetale) e inibisce la crescita di muffe e batteri
(acidificando i liquidi tissutali e generando denaturazione
di proteine), ma se in elevate quantità può alterare il
pigmento rosso della carne fresca, denaturare proteine
determinandone una minore affinità con l’acqua e dunque
disidratazione dei tessuti.
N2: chimicamente inerte, inibisce
l’irrancidimento ossidativo ed enzimatico dei lipidi,
previene lo sviluppo di muffe e lieviti, della flora aerobia
e l’attacco di insetti, preserva il pigmento rosa delle
conserve di carne.
O2: favorisce le reazioni degradative degli
alimenti.
Utilizzato soprattutto per mele, pere, agrumi, altri tipi di
frutta e verdura, fiori.
MAS o conservazione in atmosfera modificata: in
questo caso l’atmosfera delle celle frigorifere non viene
modificata artificialmente bensì a causa dei processi
respiratori degli stessi alimenti con conseguente
diminuzione di ossigeno e aumento di anidride carbonica (se
quest’ultima diventa eccessiva si può immettere aria
fresca).
Utilizzato per frutta, verdura e cereali.
MAP o confezionamento in atmosfera modificata: grazie
all’utilizzo di confezioni impermeabili a gas e vapor
d’acqua, lo stesso principio dei precedenti metodi può
essere applicato all’atmosfera interna alle confezioni; essa
viene modificata sia al momento del confezionamento
immettendo miscele di gas ponderate a seconda dell’alimento
(del tipo CO2/O2, CO2/N2,
CO2/O2/N2 ma anche Ar, He,
protossido di azoto) sia nel tempo a causa dei processi
respiratori degli alimenti.
I materiali dell’imballaggio devono essere compatibili con i
gas di imballaggio e sull’etichetta deve comparire la
dicitura “prodotto confezionato in atmosfera protettiva”.
L’immissione della miscela di gas nella confezione può
avvenire subito prima, durante o subito dopo avervi riposto
l’alimento (Figura 2).
Utilizzato per carne, pesce, affettati, pane, pizza, pasta
fresca, formaggi, latte in polvere e caffè in grani o
macinato.

Figura 2

Figura 3
Active packaging con assorbitori di ossigeno: con il
fine di ridurre la quantità di ossigeno all’interno della
confezione, vengono ivi introdotti assorbitori di ossigeno,
anche sotto forma di etichette interne, costituiti da
composti ferrosi, sali metallici, etc.
Utilizzato soprattutto per affettati, pizza, pasta fresca.
Confezionamento sottovuoto e confezionamento ipobarico:
al fine di ridurre la quantità complessiva di ossigeno
all’interno della confezione, il confezionamento può essere
eseguito a pressione minore di 2.66 ∙ 103 Pa
(sottovuoto) o compresa tra 2.66 ∙ 103 Pa e
pressione atmosferica
(ipobarico); ciò può determinare una diminuzione di aroma
dell’alimento anche se tale inconveniente è limitato dalla
limitata ermeticità dell’imballaggio e dal ridotto volume
libero a disposizione.
Cryovac: si tratta di una variante del
confezionamento sottovuoto, ove la confezione è costituita
da un sacchetto trasparente e impermeabile in cloruro di
polivinilidene (CH2=CCl2), di
dimensioni superiori all’alimento; sigillato il contenitore,
l’alimento viene immerso per pochi secondi in acqua a 90 °C
in modo che la pellicola, termoretraibile, finisca per
aderire perfettamente all’alimento; il trattamento termico,
che ha come effetto secondario la riduzione della carica
microbica, può diventare una vera e propria cottura
sottovuoto come nel caso di prosciutti cotti, stinchi,
mortadelle, cotechini, zamponi.
Utilizzato soprattutto per carni fresche, salumi affettati,
prosciutto cotto, cotechini, würstel, etc.
CONGELAMENTO
Il congelamento consiste nel sottoporre l’alimento a
temperature basse o bassissime con conseguente
cristallizzazione dell’acqua e solidificazione del prodotto:
un alimento si considera congelato quando l’80-90 %
dell’acqua risulta trasformata in ghiaccio.
Il detto trattamento interessa la sola acqua libera (l’acqua
legata elettrostaticamente a zuccheri, proteine e soluti,
pari al 2-5 % è detta anche incongelabile visto il punto
crioscopico molto basso) e, data la presenza dei soluti,
deve raggiungere temperature più basse del punto crioscopico
o punto di gelo dell’acqua pura (0 °C a pressione
atmosferica). Per la maggior parte degli alimenti il punto
crioscopico dell’acqua libera è compreso inizialmente
nell’intervallo –0.5 ÷ -4 °C, ma il trattamento deve
protrarsi fino a garantire all’interno dell’alimento
temperature di –10 ÷ -25 °C poiché con il procedere del
raffreddamento l’acqua si separa dalle soluzioni sotto forma
di ghiaccio lasciandole sempre più concentrate e dunque con
un punto di gelo sempre più basso. A –10 ÷ -25 °C l’ 80-90 %
dell’acqua è trasformata in ghiaccio mentre è incongelata
l’acqua legata e una certa quantità di acqua libera da cui
piccole vene allo stato sottoraffreddato con forte
concentrazione di soluti. Il permanere di dette vene
permette seppur in maniera minima lo svolgersi di reazioni
degradative e per questo il prodotto congelato non può
mantenersi oltre un certo limite di tempo.
Nel processo di congelazione si distinguono due fasi:
▪
fase di
nucleazione
o cristallizzazione: oltrepassato il punto crioscopico
dell’acqua libera, si formano i primi cristalli di ghiaccio;
avviene a 0 ÷ -7 °C e comporta la massima separazione
dell’acqua allo stato solido.
▪
fase di
accrescimento dei cristalli:
altra acqua passa allo stato solido cristallizzato intorno
ai nuclei di cristallizzazione formatisi nella fase
precedente
Le entità dei due fenomeni sono inversamente proporzionali
tra loro e in particolare, più numerosi sono i nuclei di
cristallizzazione, più piccoli saranno i cristalli e
viceversa. È stato osservato che il numero dei nuclei di
cristallizzazione aumenta con l’aumentare della velocità del
congelamento.
Nel
congelamento lento
l’alimento è sottoposto a temperature pari a -8 ÷ -20 °C con
velocità di penetrazione del freddo nell’alimento ridotta:
si ha scarsa nucleazione e forte accrescimento con
macrocristalli di notevoli dimensioni (centinaia di μm). Ciò
danneggia i tessuti dell’alimento in quanto rompe le pareti
cellulari: una volta scongelato, l’alimento non riacquista
la sua tessitura originaria, risulta stopposo e sgradevole
di sapore. Per questi motivi tale metodo è del tutto
abbandonato a livello industriale.
Nel
congelamento rapido
l’alimento è sottoposto a temperature pari a -30 ÷ -50 °C
(ancora più basse nel
congelamento ultrarapido)
con velocità di penetrazione del freddo nell’alimento molto
elevata: la nucleazione prevale sull’accrescimento con
numerosissimi microcristalli (pochi μm). Ciò non danneggia
le pareti cellulari dell’alimento e, una volta scongelato,
l’acqua torna a far parte dei tessuti: il prodotto
riacquista la sua tessitura originaria senza perdite
organolettiche e nutritive. Inoltre, abbassandosi
rapidamente la temperatura all’interno dei prodotti, vengono
bloccate più tempestivamente le reazioni degradative con
relativo aumento del tempo di conservazione.
|
Congelamento |
T |
Osservazioni |
|
Congelamento lento |
-8 ÷ -20 °C |
Danni alle cellule
dell’alimento: non più utilizzato nell’industria
conserviera. |
Congelamento rapido
|
-30 ÷ -50 °C |
Nessun danno
all’alimento, più efficace arresto delle reazioni
degradative, maggiore tempo di conservazione. |
|
Congelamento ultrarapido
e Surgelazione |
< -50 °C |
Nessun danno
all’alimento, più efficace arresto delle reazioni
degradative, maggiore tempo di conservazione. |
La durata del trattamento varia, a seconda del volume e
dello spessore dal prodotto, da pochi minuti a qualche ora.
A questo proposito si distingue fra:
▪
congelamento in massa omogenea o blast
freezing
▪
congelamento in pezzi singoli o IQF (Individually
Quick Frozen)

In ogni caso il processo prevede sempre le tre seguenti
fasi, tra cui il sottoraffreddamento per evitare aumenti di
temperatura nel trasferimento dai locali di produzione a
quelli di stoccaggio e nella fase di distribuzione.

Di seguito si riportano i principali sistemi di congelazione
rapida e ultrarapida.
Congelamento per contatto con piastre
Il prodotto, già confezionato (sistema adatto a prodotti di
forma regolare, con ampia superficie di appoggio e ridotto
spessore), viene posto e pressato tra due piastre di metallo
cave nel cui interno circola un fluido a –40, -50 °C.

Congelamento ad aria forzata
Il prodotto, di varia forma e volume (prevalentemente IQF
tipo ortofrutticoli, molludchi e crostacei), viene portato
con nastro trasportatore (lineare o spiroidale) all’interno
di gallerie o tunnel ove viene investito da un getto di aria
a –40, -50 °C, a circolazione forzata.

Una variante di questo sistema è il sistema a letto
fluido o flo-freezer in cui i prodotti, di piccole
dimensioni (piselli, fagiolini, carote a cubetti, patate a
bastoncini, frutti a bacche), si muovono entro la camera di
congelamento senza l’ausilio di un nastro trasportatore
bensì si muovono come fluidi tenuti in sospensione da un
getto di aria che circola attraverso una griglia dal basso
verso l’alto (è sufficiente che la finestra di ingresso si
trovi più in alto di quella di scarico per avere uno
scorrimento del prodotto lungo l’impianto).

Congelamento per immersione in liquidi incongelabili
Il prodotto, già sigillato entro confezioni impermeabili
(sistema adatto anche per prodotti di forma irregolare come
il pollame), viene congelato per immersione in liquidi
incongelabili (salamoie o soluzioni a base di glicoli o
alcoli) a temperature compatibili con il solo congelamento
rapido.
Congelamento con utilizzazione diretta dell’agente criogeno
Si effettua per immersione o aspersione del prodotto non
ancora confezionato con frigorigeni liquefatti (generalmente
N2 liquido
e CO2
liquida) non corrosivi, non tossici e a costo relativamente
basso che, una volta a contatto con l’alimento, evaporano o
sublimano (la CO2 liquida prima del contatto con
l’alimento si trasforma in neve carbonica) sottraendo calore
al prodotto e causando il congelamento dello stesso.
Si tratta di metodi ultrarapidi particolarmente adatti alla
surgelazione.

Un metodo attuale per prodotti IQF è quello che utilizza il
tunnel rotativo o rotary freezer per la surgelazione:
il prodotto viene inserito e mantenuto in continuo movimento
entro un tamburo rotante ove viene immesso azoto liquido
nebulizzato permettendo il raggiungimento di temperature
molto basse (–80 °C) e la contemporanea miscelazione di più
ingredienti; infine, il gas esausto viene aspirato e
convogliato verso l’esterno.
I SURGELATI
Gli alimenti surgelati sono alimenti sottoposti a un
processo speciale di congelamento, detto surgelazione, che
permette di superare rapidamente la zona di massima
cristallizzazione e di mantenere la temperatura del prodotto
ininterrottamente a valori
≤ -18 °C; tale temperatura deve essere mantenuta
ininterrottamente anche durante l’intera commercializzazione
del prodotto.
Il congelamento viene effettuato secondo la modalità
ultrarapida con i metodi precedentemente decritti (a meno
dell’immersione in liquidi incongelabili) in modo da
ottenere anche al cuore dell’alimento una temperatura di –18
°C. Inoltre il prodotto deve essere mantenuto dalla
produzione alla vendita al consumo a temperature inferiori o
uguali a –18 °C; in particolare, al fine di stabilizzare la
temperatura del prodotto prima della distribuzione, i
magazzini di fabbrica presentano temperature di –30 °C e
quelli di deposito –25 °C (sottoraffreddamento).
Per i prodotti destinati al consumo diretto è obbligatorio
il confezionamento con imballaggi di alluminio (da solo o
accoppiato con pellicola plastica), di banda stagnata, di
cartone, di plastica (strati sovrapposti di nylon-politene,
polipropilene-politene); l’etichetta deve riportare tutte le
informazioni necessarie al corretto uso dell’alimento.

Scongelamento di surgelati e congelati
Lo scongelamento rappresenta un’operazione delicata con la
quale si deve consentire all’acqua di rientrare a far parte
dei tessuti e delle soluzioni all’interno dell’alimento. In
ambito industriale le derrate vengono scongelate in celle o
tunnel a microonde, riscaldati elettricamente o per mezzo di
aria umida compressa a temperature di 2
÷ 10 °C. In ambito domestico lo scongelamento può
avvenire per sosta a temperatura ambiente o più
prolungatamente in frigo, con forni a microonde. È da
evitare lo scongelamento con acqua calda (troppo rapido) o
per getto di acqua fredda sul prodotto privo di involucro
(contaminazione). In ogni caso è bene seguire le istruzioni
del produttore.
Quando il prodotto crudo viene scongelato, deve essere
utilizzato subito e mai ricongelato perché si otterrebbe una
cristallizzazione di tipo lento con macrocristalli e
deterioramento del prodotto stesso.
Nella scelta dei surgelati, conviene scartare quelli
ricoperti di brina o che si presentano in un unico blocco,
probabile indizio di un precedente parziale scongelamento. A
questo proposito, sono state create etichette che
visualizzano lo stato di conservazione, evidenziando la
trasformazione di ghiaccio in acqua durante un
decongelamento accidentale dell’alimento (intelligent
packaging).

Dal punto di vista nutrizionale, l’abbassamento della
temperatura rappresenta uno dei trattamenti che meno
alterano le caratteristiche chimiche degli alimenti
(denaturazione delle proteine, idrolisi e ossidazione dei
grassi),
incidendo solo marginalmente sui caratteri fisici e
organolettici (perdita di aroma e a volte consistenza).
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