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CONSERVAZIONE CON CALORE
Tale metodo di conservazione ( ed inevitabilmente
trasformazione) degli alimenti si basa sulla capacità del
calore di interferire con le funzioni vitali dei
microrganismi in modo da esplicare un’azione microbiostatica
e/o microbicida.
Difatti, la vita e lo sviluppo delle popolazioni microbiche
dipende strettamente dalla loro composizione cellulare, in
parte proteica, e dall’azione degli enzimi da loro prodotti
a fini metabolici, anch’essi di natura proteica. Se
temperature sostenute favoriscono lo svolgersi delle
reazioni chimiche coinvolte nelle funzioni vitali delle
cellule microbiche, eccessivi rialzi termici tendono a
denaturare la proteine, portarle ad eventuali coagulazioni
(in caso di calore umido, ossia in presenza di acqua) ed
infine a distruzione (modificazione delle catene laterali
degli aa). Ciò determina l’inattivazione degli enzimi, la
morte delle forme vegetative e, in molti casi, alla
distruzione delle stesse spore. In tal senso, il calore
svolge funzione microbiostatica e/o microbicida a seconda
dell’intensità del trattamento.

In particolare, al fine di ottenere una corretta
conservazione dell’alimento, è necessario progettare lo
stesso in funzione del tipo di popolazione microbica e del
tipo di prodotto alimentare:
▪
TDT: tempo di morte termica per la specifica popolazione
microbica, ossia il tempo necessario ad uccidere tutti i
microrganismi presenti in una sospensione microbica a una
determinata temperatura, in particolari condizioni
▪
Penetrazione del calore nell’alimento: all’interno
dell’alimento esiste un “punto freddo” (in funzione della
conducibilità termica del contenitore e dell’alimento, di
forma e dimensioni del contenitore,
del metodo di riscaldamento);
è necessario che il trattamento assicuri anche in questo
punto il raggiungimento della temperatura di progetto.
Poiché l’innalzamento della temperatura favorisce anche il
verificarsi delle reazioni a carico dell’alimento, siano
esse di natura biologica o chimico-fisica, anche se in
misura nettamente inferiore a quelle di degradazione della
carica microbica, la moderna industria conserviera opta
prevalentemente per trattamenti sempre più brevi a
temperature maggiori
(HTST, UHT).
PASTORIZZAZIONE
Si definisce tale il trattamento termico atto a
distruggere le forme patogene, e la maggior parte di quelle
vegetative, dei microrganismi presenti nell’alimento e a
disattivare gli enzimi.
Prende il nome da Pasteur che, intorno al 1860, osservò
come, sottoponendo del vino a una temperatura di 60 °C per
alcuni minuti, questo poteva essere conservato a lungo.
Si tratta di un trattamento ad azione microbiostatica e
parzialmente microbicida e deve dunque essere accompagnata
ad altri metodi di conservazione quali refrigerazione,
aggiunta di conservanti chimici, confezionamento sottovuoto.
In ogni caso, segue al trattamento termico un rapido
raffreddamento del prodotto al fine di evitare la permanenza
a temperature favorevoli a reazioni chimiche di natura
enzimatica (microbi ancora presenti) o chimico-fisica.
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Pastorizzazione |
Temperatura |
Durata |
Osservazioni |
Pastorizzazione bassa
|
60-65 °C |
30 min |
Vino, birra, latte
per caseificazione |
Pastorizzazione alta
|
75-85 °C |
2-3 min |
Latte, oggi
sostituito da HTST |
|
Pastorizzazione rapida
(HTST) |
75-85 °C |
15-20 s |
Latte fresco
pastorizzato |
Il metodo HTST (High Temperature Short Time) o
stassanizzazione è stato ideato da Stassano nel 1920 e
prevede il riscaldamento dell’alimento mediante passaggio
dello stesso in strato sottile (1 mm) attraverso uno
scambiatore di calore a piastre ravvicinate.
In tal modo lo scambio di calore avviene in maniera
immediata e uniforme, mentre i germi tendono ad aderire alle
piastre data la loro vicinanza (effetto parete).

STERILIZZAZIONE
Si tratta di un trattamento più drastico della
pastorizzazione in quanto teso alla distruzione di tutte le
forme microbiche, comprese le spore; si definisce
sterilizzazione commerciale il trattamento termico
atto a distruggere tutti i microrganismi che possono
riprodursi nell’alimento durante lo stoccaggio e la
distribuzione; in altre parole, l’alimento non è in tal
caso completamente asettico e non può mantenersi inalterato
all’infinito in quanto la temperatura e la durata del
trattamento rispondono alla necessità di conservare le
caratteristiche organolettiche e nutrizionali dell’alimento.
I trattamenti si differenziano in base al PH dell’alimento:
alimenti con PH < 4.5 necessitano di temperature intorno ai
100 °C, alimenti con PH > 4.5 necessitano di trattamento a
120 °C per almeno 20 min.
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Sterilizzazione |
T |
Durata |
Osservazioni |
Sterilizzazione classica
(appertizzazione) |
100-120 °C |
> 20 min |
Inscatolati vegetali
(legumi, ortaggi, frutta) e animali (carni bovine,
suine, pesce): in bagno aperto (PH < 4.5, pelati,
concentrato, pomodoro, frutta) o in autoclave (PH >
4.5, ortaggi, carne, pesce) |
UHT indiretto
|
140-150 °C |
pochi secondi |
Alimenti sfusi con
passaggio in scambiatori di calore e da sottoporre a
confezionamento asettico (latte a lunga
conservazione, succhi di frutta, minestre, yogurt,
creme di latte, vino, omogeneizzati, pomodoro,
stufatini) |
UHT diretto
(uperizzazione o ultra-pastorizzazione) |
140-150 °C |
pochi secondi |
Come sopra, ma per
iniezione o infusione, con limitazioni per i
prodotti con viscosità elevata |
Appertizzazione
Prende il nome dal francese Appert che nel 1804, sulla scia
delle esperienze compiute da Spallanzani nell’ambito della
discussione circa la generazione spontanea, fondò a Massy
un’industria di alimenti conservati (rifornendo la stessa
Marina Francese) in cui riscaldava in bagno aperto (e dunque
a temperature non superiori ai 100 °C) alimenti confezionati
in contenitori di vetro sigillati. Da allora il metodo si è
evoluto con l’uso di contenitori a maggiore conducibilità
termica (prevalentemente metallo), di autoclavi (ossia
camere pressurizzate dotate di caldaie per la produzione di
vapore saturo a temperature superiori ai 100 °C e di
dispositivi che permettono di regolare temperatura e
pressione in base alle esigenze di progetto).

La preparazione del prodotto comporta lavaggio, cernita,
sbucciatura/pelatura, denocciolatura, calibratura e
cubettatura per i vegetali; scongelamento, taglio,
eviscerazione, sfilettatura per il pesce; scongelamento,
disossamento, taglio per la carne.
Il pretrattamento è una precottura, mondatura (eliminazione
di grasso e tendini o spine, pelle, buzzonaglia) e ulteriore
taglio per carni, pesci e legumi (per i quali la
sterilizzazione non sarebbe sufficiente alla cottura) e una
scottatura per i vegetali (al fine di renderli più morbidi e
inscatolabili, fissare il colore ed evitare imbrunimenti
successivi per via enzimatica, degasarli ed eliminare odori
e sapori sgradevoli).
L’inscatolamento deve avvenire in modo da ridurre la
quantità di aria (potrebbe concorrere a reazioni ossidative
di tipo degradativo per l’alimento) all’interno ossia
creando una leggera depressione: l’alimento viene
inscatolato, a coperchio ancora parzialmente aperto viene
riscaldato e quindi sigillato; in tal modo, il riscaldamento
comporta un degasaggio e aumento di volume dell’alimento con
allontanamento dell’aria da sotto il coperchio, mentre il
raffreddamento comporta una diminuzione di volume
dell’alimento e maggior spazio per le molecole dell’aria
(precedentemente a pressione atmosferica per equilibrio con
l’esterno), ossia un vuoto parziale (ca 104 Pa,
600 mmHg).
Per questo motivo i barattoli degli alimenti appertizzati
presentano un coperchio leggermente concavo, mentre il
bombaggio della scatola è indice di non corretta
conservazione.
Il trattamento termico varia a seconda del PH (in base alle
temperature necessarie: bagno aperto o autoclave) e può
avvenire in impianti discontinui (necessità di operazioni di
carico/scarico, (Figura 1) o
continui (autoclavi a doppio portello attraverso i quali le
scatole sono trasportate da dispositivi automatici lungo un
percorso continuo, (Figura 2).
Il raffreddamento, all’interno o all’esterno dello
sterilizzatore, porta velocemente l’alimento a 35-40 °C e
può avvenire sotto pressione per evitare deformazioni delle
scatole.

Figura 1
Infine, le scatole fredde passano al reparto etichettatura e
imballaggio a cui può seguire una fase di stoccaggio per
motivi commerciali o per consentire la maturazione del
preparato (es: penetrazione del sale e dell’olio nel tonno).
Il prodotto così trattato può durare molto a lungo (2-5
anni, fino a 6 mesi nel latte sterilizzato).

Figura 2
UHT
Il metodo UHT (Ultra High Temperature) si discosta
dalla sterilizzazione classica in quanto raggiunge
velocemente temperature superiori con durata molto breve
(soprattutto UHT diretto) in modo da limitare al minimo le
modificazioni organolettiche e nutrizionali dell’alimento
(Figura 3, latte). Inoltre si
applica a prodotti sfusi (in modo da limitare il più
possibile il tempo di penetrazione del calore nell’alimento)
e si associa alla tecnica del confezionamento asettico.

Figura 3
Il confezionamento asettico si basa sul principio della
sterilizzazione (o pastorizzazione) in continuo del prodotto
allo stato sfuso seguita dal confezionamento a freddo, in
ambiente asettico, in un contenitore sterilizzato a parte (o
semplicemente pulito di breve conservazione o alimenti
acidi). L’impiego su larga scala di questo sistema si deve
all’introduzione negli anni ’60 delle macchine Tetrapak per
il latte, ossia il confezionamento asettico a bobina (in
triplice strato Tetrabrick) ove la chiusura del contenitore
avviene al di sotto del livello dell’alimento liquido con
minimo contenuto di aria (Figura 4).
D’altra parte possono essere utilizzati anche contenitori
preformati: in metallo, in plastica termoformati (budini e
dessert) o in triplice strato (la macchina preleva i
cartoncini piatti, li apre, salda, sterilizza, riempie e
chiude ermeticamente al di sopra del livello del liquido con
uno spazio di testa).
L’impianto può essere fermato giornalmente o settimanalmente
per la pulizia e sterilizzazione.

Figura 4
Il trattamento termico può avvenire secondo due modalità:
UHT indiretto: mediante scambiatore di calore
generalmente a piastre ravvicinate
UHT diretto: l’alimento ed il mezzo riscaldante
(vapore) sono a diretto contatto
▪
Iniezione: il vapore ad alta pressione e
temperatura viene iniettato nel liquido preriscaldato, vi
permane pochi secondi e dunque si procede a raffreddamento
sottovuoto per l’eliminazione dell’acqua equivalente a
quella iniettata sottoforma di vapore.
▪
Infusione: il prodotto, liquido o viscoso,
viene pompato sottoforma di sottile film scorrevole in una
camera di vapore ad alta pressione e segue il raffreddamento
sottovuoto
L’UHT diretto è migliore dal punto di vista delle proprietà
organolettiche e nutrizionali del prodotto in quanto
l’alimento permane ad alte temperature per minor tempo
(Figura 3), d’altra parte può
determinare scottature localizzate; minore in tal senso è il
metodo ad infusione.
Le modificazioni a carico dei principi nutritivi in seguito
ai metodi di conservazione con il calore sono simili a
quanto avviene durante la cottura, dunque positivi in
termini di digeribilità ma negativi per la perdita di valore
nutritivo. Nonostante le mild technologies, in
definitiva, questi metodi sono inferiori alla surgelazione.
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