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L’ACQUA
L’acqua è il composto più diffuso in natura: tre quarti
della superficie terrestre sono ricoperti da acqua,
sottoforma di mari, oceani, fiumi, laghi, ghiacciai, etc...
(Figura 1).

Figura 1
Ciò che qui interessa però è il fatto che l’acqua
costituisce dal 50% al 95% del peso di ogni sistema
vivente: nell’organismo umano ben il 60-70% in peso è
costituito da acqua. Da un punto di vista alimentare, essa
dunque riveste un ruolo fondamentale non solo
qualitativamente, ma anche solo quantitativamente.
La molecola d’acqua è costituita da un atomo di ossigeno
legato covalentemente a due atomi di idrogeno (H2O);
la forte differenza di elettronegatività tra le due specie
di atomi determina una diseguale localizzazione delle
cariche, ossia gli elettroni messi in comune tra O e H sono
maggiormente attratti dall’O cosicché la molecola, pur
rimanendo complessivamente neutra (n° elettroni = n°
protoni), presenta proprietà polari: la regione vicina al
nucleo di idrogeno è debolmente positiva, mentre quella del
nucleo di ossigeno (ove tra l’altro sono presenti altri due
doppietti di elettroni non coinvolti nel legame covalente),
è debolmente carica negativamente.

Figura 2
Naturalmente ciò influisce su molte caratteristiche
microscopiche e macroscopiche dell’acqua, prime fra tutte la
geometria delle molecole e le modalità di aggregazione tra
le molecole ( Figura 2):
la molecola d’acqua, in termini di polarità, presenta
quattro vertici di cui due negativi (doppieti non coinvolti
nel legame covalente) e due positivi (atomi di idrogeno), ma
l’angolo tra gli H non è di 109° come avverrebbe in un
tetraedro regolare, bensì di 104.5° per motivi di
interazione elettrostatica. Inoltre i vertici costituiti
dagli H di una molecola tendono, sempre per interazione
elettrostatica, ad attrarre i vertici costituiti dall’O
delle molecole circostanti cosicché si forma un legame
relativamente forte tra le molecole: il legame o ponte a
idrogeno.
Proprietà dell’acqua
La polarità della molecola e la presenza di numerosi legami
a idrogeno determinano le peculiari caratteristiche
chimico-fisiche dell’acqua:
1.
Coesione ed
adesione:
tensione superficiale e capillarità
La coesione (attrazione
tra molecole della stessa sostanza) tra le molecole di acqua
determinata dalla presenza del legame a idrogeno fa sì che
queste presentino una certa resistenza alla separazione: è
per questo che oggetti relativamente leggeri e con una buona
estensione superficiale possono galleggiare sulla superficie
dell’acqua indipendentemente dal principio di Archimede e
per questo l’acqua che si sparge in piccole quantità su di
un piano tende a riaggregarsi sottoforma di gocce (Figura
3). Allo stesso modo le
molecole di acqua vengono attratte da superfici solide
secondo un certo angolo di contatto (adesione, ossia
attrazione tra molecole di sostanze diverse) e da qui la
capacità di bagnare la maggior parte dei solidi.
Quando la forza di adesione con la superficie di un
recipiente e la forza di coesione tra le molecole di acqua a
contatto con la superficie e quelle più centrali (dunque
lontane da essa e non soggette all’adesione) superano la
forza gravitazionale che la terra esercita sull’acqua, si
innescano i cosiddetti fenomeni di capillarità: la capacità
dell’acqua di muoversi (generalmente risalire) in un
capillare (recipiente di sezione molto ridotta) di qualsiasi
natura (un tubicino in vetro nelle osservazioni di
laboratorio, ma anche i pori di laterizi e pietre nel caso
dell’umidità di risalita o le microcapillarità di molte
membrane cellulari da cui la loro permeabilità all’acqua).

Figura 3
2.
Elevati punto di fusione (0 °C),
punto di ebollizione (100 °C), calore
specifico (1 cal/g°C) e calore latente di
evaporazione (596 cal/g a 0 °C e 540 cal/g a 100
°C), da cui l’esistenza dell’acqua allo stato liquido in
condizioni ambiente e la sua resistenza ai cambiamenti di
temperatura così importanti per la termoregolazione e le
funzioni vitali degli organismi viventi; anche queste
proprietà dipendono direttamente dal legame a idrogeno che
mantiene assieme le molecole di acqua e tende ad ostacolare
il loro movimento, ossia a contenere la loro energia
cinetica direttamente legata alla temperatura del liquido.
3.
Anomalo comportamento della densità:
il ghiaccio
Nella maggior parte dei liquidi, la densità (massa della
sostanza in un’unità di volume, kg/m3) cresce al
diminuire della temperatura fino a raggiungere il valore
massimo allorquando il liquido si solidifica. Anche la
densità dell’acqua aumenta al diminuire della temperatura ma
solo fino al valore di 4 °C; al di sotto di tale temperatura
infatti le molecole di acqua sono talmente vicine e si
muovono così lentamente da poter instaurare tutti e quattro
i legami a idrogeno possibili per ciascuna molecola in modo
da raggiungere la minima configurazione energetica per il
sistema; d’altra parte affinché ciò avvenga, per motivi
legati alla geometria della molecola, le molecole devono
allontanarsi leggermente l’una dall’altra e da qui un minore
grado di impacchettamento.
Questo fenomeno, seppur deleterio per le tubazioni
dell’acqua nei mesi invernali, è fondamentale per la
continuazione della vita negli ambienti acquatici: lo strato
di ghiaccio che si forma sulle superfici di laghi, stagni,
etc... non va ad accumularsi sul fondo permettendo la nuova
formazione di ghiaccio con il rischio di non sciogliersi
più, bensì galleggia (proprio perché di densità inferiore a
quella del liquido) isolando termicamente l’acqua liquida
sottostante e proteggendo gli organismi acquatici che vi si
trovano.
4.
Proprietà solventi
La polarità delle molecole d’acqua è responsabile della
capacità dell’acqua di comportarsi come solvente nei
confronti di sostanze polari, ioniche o elettricamente
cariche, ossia di interagire con le molecole di una sostanza
(il soluto) separandole le une dalle altre, provocando una
loro dispersione tra le proprie molecole e creando con esse
legami di tipo elettrostatico. Le sostanze che possono
essere sciolte dall’acqua dunque sono:
▪
composti ionici (NaCl, KCl, etc...) ove
l’attrazione esercitata dalle molecole d’acqua spezza i
legami ionici e dà luogo agli ioni solvatati della sostanza
(Na+, Cl-, K+, etc...),
(Figura 4;

Figura 4
▪
gas come l’ossigeno, l’anidride carbonica,
l’ammoniaca vi si disciolgono bene;
▪
molecole unite da legami covalenti polari che
si ionizzano, spesso comportandosi da acidi (aumentando la
concentrazione di ioni H+) o basi (aumentando la
concentrazione di ioni OH-);
▪
sostanze organiche dotate di gruppi polari
come gli alcooli (-OH), gli acidi carbossilici (-COOH) e gli
zuccheri;
▪
molecole complesse dotate di una parte
idrofila ed una idrofoba che si disperdono formando
aggregati micellari.
La presenza di soluti modifica le proprietà dell’acqua:
▪
innalzamento del punto di ebollizione
▪
diminuzione del punto di congelamento
▪
variazione della pressione osmotica
L’acqua nell’organismo umano
Come già visto, l’acqua rappresenta il 60% in peso
dell’organismo umano adulto (con un massimo del 75% nel
neonato). In particolare:
-
acqua
intracellulare 40%
-
acqua
extracellulare 20%
▪
acqua interstiziale (15%)
▪
acqua plasmatica
(5%)
Il contenuto elettrolitico del liquido intra ed
extracellulare varia qualitativamente, ossia è diversa la
tipologia di soluti tra l’ambiente all’interno della cellula
e quello all’esterno poiché diversi sono i processi che vi
si svolgono; tale compartimentazione è resa possibile dalla
permeabilità delle membrane cellulari, le quali lasciano
passare l’acqua ma sono selettive nei confronti dei soluti.
L’acqua presente nell’organismo umano regola numerosi
processi biologici:
▪
è il solvente di gas (O2, CO2),
di elettroliti, di colloidi che possono così muoversi
nell’organismo;
▪
trasporta alle cellule le sostanze nutritive
ed allontana i prodotti di rifiuto
▪
partecipa ai processi di termoregolazione ed
al mantenimento dell’equilibrio termico fra le cellule
▪
costituisce il mezzo in cui avvengono tutte le
reazioni digestive e metaboliche
▪
svolge funzione plastica dando turgore alle
cellule
L’assunzione di acqua avviene in massima parte per via
esogena (bevande e alimenti), ma per una piccola parte anche
per via endogena (dall’ossidazione dei nutrienti l’organismo
ricava circa 300 ml di acqua al giorno). L’eliminazione
avviene invece con le urine, le feci, il sudore, la
respirazione.
Per un corretto funzionamento dell’organismo, senza che si
verifichino problemi di disidratazione o intossicazione da
acqua, è necessario mantenere un equilibrio tra assunzione e
perdita di acqua; a capo di tale regolazione troviamo vari
ormoni (vasopressina o adiuretina, aldosterone, sistema
renina-angiotensina, fattore natriuretico atriale), nonché
il centro nervoso posto nell’ipotalamo denominato centro
della sete.
Normalmente, al fine di preservare l’equilibrio idrico, la
quantità di acqua di cui un uomo adulto necessita è di circa
2.5 l (ossia 1 ml/Kcal introdotta oppure 30-35 ml/Kg di
peso):
▪
1500 ml come bevande
▪
300 ml come acqua di ossidazione
▪
700 ml dai cibi solidi
L’acqua
negli alimenti
L’acqua è presente negli alimenti (Tabella 1)
in due forme:
1.
acqua legata o incongelabile:
▪
acqua di struttura e di cristallizzazione le
cui molecole sono incorporate nel reticolo cristallino delle
sostanze componenti gli alimenti costituendone parte
inscindibile
▪
acqua dello strato monomolecolare strettamente
attratta elettrostaticamente dai gruppi polari o dotati
comunque di una carica elettrica superficiali di proteine e
sali
▪
acqua immobilizzata occupante gli strati
immediatamente successivi a quello monomolecolare e per
questo ancora fortemente unita alle molecole degli alimenti
e ben poco reattiva o, per estensione del termine, l’acqua
contenuta in microcapillari di diametro inferiore a 10 nm
(10-8 m)
2.
acqua libera:
acqua di imbibizione contenuta nei macrocapillari
dell’alimento, trattenuta da sole forze fisiche e facilmente
allontanabile mediante pressatura. La sua attività è di poco
inferiore a quella dell’acqua pura e le sue proprietà se ne
discostano leggermente (ad esempio, punto di congelamento
più basso) per la presenza dei soluti.
Le alterazioni degli alimenti ed in particolare l’attività
microbica dipendono esclusivamente dell’acqua libera ed la
grandezza normalmente utilizzata per definire il grado di
predisposizione di un alimento al deterioramento ossia la
sua stabilità nei confronti dell’attacco microbico è l’attività
dell’acqua (aw): rapporto tra la tensione di
vapore della soluzione (gli alimenti possono essere
considerati soluzioni acquose più o meno concentrate) e la
tensione di vapore dell’acqua pura alla stessa temperatura
dell’alimento. Numerosi alimenti di uso comune (carne,
verdure, etc...) hanno aw = 0.98÷0.99,
ossia coincidente con l’optimum di attività di tutti i
microrganismi pari a 0.99÷1.
Al contrario, le tecniche di conservazione degli alimenti
devono assicurare che l’aw sia inferiore a 0.65
poiché alcuni microrganismi (osmofili e alofili) tollerano
valori di aw anche molto bassi.
|
Contenuto in acqua (% in peso) |
|
Latte |
88% |
|
Frutti acquosi |
80-95% |
|
Frutti oleosi |
25-30% |
|
Verdure |
90% |
|
Formaggi |
30-60% |
|
Pane |
30-40% |
|
Farina |
15% |
|
Carne cotta |
70% |
|
Olii e zucchero |
0% |
Tabella 1
L’acqua potabile
Per definizione l’acqua potabile è un’acqua limpida,
inodore, incolore, insapore e innocua, priva cioè di
microrganismi patogeni e sostanze chimiche nocive per l’uomo.
La normativa di riferimento è il DL 31/01, in attuazione
alle direttive europee, che più in generale parla di
acque destinate al consumo umano, ossia tutte le acque,
qualunque ne sia l’origine, allo stato in cui si trovano o
dopo trattamento, che siano: a) fornite al consumo; b)
utilizzate dalle industrie alimentari nella fabbricazione,
trattamento e conservazione degli alimenti.
A livello normativo, la potabilità dell’acqua viene
determinata mediante il controllo del soddisfacimento di
alcuni requisiti:
Parametri
organolettici
Colore, torbidità, odore e sapore devono rispondere ad
esigenze di gradevolezza dell’acqua, anche perché spesso
l’alterazione di questi parametri è indice di inquinamento.
Parametri chimico-fisici
I valori di tali parametri sono fortemente legati alle
proprietà igieniche e alimentari delle acque, nonché alla
loro idoneità ad essere utilizzate per i vari usi domestici
(cottura alimenti, bucato, etc...) ed ad essere distribuite
mediante i normali impianti idraulici (corrosione, depositi
calcarei, etc...).
Temperatura: 12-25 °C; già a 15 °C l’acqua risulta
sgradevole ed è favorita la proliferazione batterica;
pH: 6.5-9.5; acque troppo acide causano fenomeni di
corrosione, mentre acque troppo basiche sono sgradevoli;
Durezza totale (contenuto di sali di calcio e
magnesio, del tipo HCO3-, Cl-,
SO42-, NO3-):
15-50 gradi francesi; le acque dure presentano molteplici
inconvenienti: incrostano pentole e macchinari per
precipitazione del calcare (carbonato di calcio), riducono
il grado di cottura di alcuni cibi, non sono idonee al
lavaggio con i saponi tradizionali;
Cloruri: 250 μg/l; possono essere indice di
inquinamento da deiezione umana o animale;
Ione ammonio (NH4+): 0.5 μg/l;
generalmente deriva dall’azoto proteico e quindi da fenomeni
di inquinamento organico-biologico in atto (allo stesso
modo, nitriti NO2- nitrati NO3-
che dall’ammonio derivano per successiva ossidazione, ma
anche da fertilizzanti)
Ione ferroso (Fe2+): 200 μg/l; la relativa
ossidazione dà origine a composti ferrici con alterazione
delle proprietà organolettiche dell’acqua;
Ione manganoso (Mn2+): 20 μg/l; la
relativa ossidazione da origine a composti manganici con
alterazione delle proprietà organolettiche dell’acqua;
Inoltre, presenza di sostanze che oltre certi limiti molto
ristretti costituiscono un pericolo per il consumatore:
metalli pesanti, cianuri, arsenico, antimonio, vanadio,
selenio, antiparassitari e pesticidi.
Parametri microbiologici
Sono indice di inquinamento di origine fecale (Escherichia
Coli, enterococchi, etc.) e di scarsa pulizia delle acque
per superficialità o scarsa protezione della fonte (colonie
su agar per determinare la carica batterica totale)
In passato per l’approvvigionamento idrico venivano
utilizzate quasi esclusivamente le acque dei pozzi e delle
sorgenti. Con l’aumento del consumo (400 l/giorno pro capite
nelle grandi città) si deve oggi ricorrere sempre più
all’impiego di acque superficiali notevolmente inquinate.
Principali fonti di inquinamento idrico:
▪
piogge acide (dall’immissione industriale di
NOx e SOx in aria ove generano i
relativi acido nitrico e solforico) che si infiltrano nel
sottosuolo e, trascinando tra l’altro con sè metalli tossici
dal terreno, inquinano le falde acquifere;
▪
pratiche agricole che prevedono l’uso di
fertilizzanti e fitofarmaci;
▪
vicinanza di acque salmastre o marine
▪
discariche di rifiuti urbani e industriali
▪
acque reflue urbane: acque di scarico e reflue
da natura civile (liquami in gran parte resi innocui dalla
naturale azione ossidante dell’ossigeno che viene a contatto
con l’acqua in presenza di radiazioni solari, detersivi con
tensioattivi anionici e coadiuvanti fosfatici che causano
l’eutrofizzazione)
e industriale (immissione di metalli pesanti, acidi e basi,
acque ad elevate temperature, coloranti, grassi e olii,
idrocarburi, liquami, etc...). Secondo le normative
comunitarie (dir. 91/271 CEE) e nazionali tutte le acque
reflue immesse nella rete fognaria o direttamente nei corsi
d’acqua devono prima subire trattamenti per abbattere gli
inquinanti e rispettare alcuni parametri fondamentali.
Le acque superficiali da avviare al trattamento di
potabilizzazione devono rispondere ad alcuni requisiti
previsti dalle norme e vengono classificate in tre categorie
a seconda del loro grado di inquinamento:
1.
categoria A1 (le migliori qualitativamente)
per le quali è previsto un semplice trattamento fisico e la
disinfezione;
2.
categoria A2 (di caratteristiche intermedie)
per le quali è previsto un trattamento fisico, chimico e
disinfezione;
3.
categoria A3 (le più inquinate) per
le quali è previsto un trattamento fisico e chimico spinto,
l’affinazione e la disinfezione;
I trattamenti sulle acque destinate al consumo umano si
distinguono in:
Correzioni: riguardano i caratteri fisici,
chimici, organolettici dell’acqua
Correzione di odori e sapori sgradevoli che si
possono sviluppare nei bacini di raccolta per azione della
flora acquatica o che dipendono da inquinamento; questi
possono essere allontanati aerando bene l’acqua o
adsorbendoli su carbone o argilla;
Correzione di torbidità, eliminata con la
precipitazione causata dall’aggiunta di solfato di
alluminio;
Correzione di eventuali colorazioni, eliminate con
l’ossidazione mediante permanganato di potassio (KMnO4)
o l’adsorbimento su carbone attivo;
Correzione di eccessive quantità di Fe2+,
eliminate mediante aerazione dell’acqua e dunque ossidazione
di Fe2+ a Fe3+, precipitazione dei
sali ferrici che così si vengono a formare naturalmente e
loro allontanamento per filtrazione su letti di quarzo;
Correzione di eccessive quantità di Mn2+,
eliminate mediante ossidazione di Mn2+ a
MnO2 (insolubile) grazie all’aggiunta di un
ossidante molto energico, il permanganato di potassio (KMnO4),
precipitazione dell’ossido manganoso e suo successivo
allontanamento;
Correzione di eccessiva durezza, eliminata mediante
aggiunta di calce idrata Ca(OH)2 o di soda Na2CO3
e successiva filtrazione dei composti così formatisi

o con il metodo più costoso delle “resine” a scambio ionico
(PNa2), ossia silico-alluminati di sodio naturali
(zeoliti) o artificiali (permutiti) che hanno la proprietà
di scambiare i loro ioni con il calcio ed il magnesio; esse
poi, una volta esaurite, possono essere riattivate mediante
lavaggio con una soluzione di NaCl al 10-20%;


Potabilizzazione: riguarda i caratteri
microbiologici dell’acqua
Preclorazione: vengono utilizzate a questo scopo
sostanze ossidanti e antibatteriche come il cloro gassoso,
l’ipoclorito di sodio (più usati in passato e ora in gran
parte abbandonati per la capacità di reagire con sostanze
organiche dando luogo a sgradevoli odori e composti tossici
per l’uomo) ed il biossido di cloro (attualmente usato);
esse esplicitano la loro azione ossidante nei confronti dei
composti chimici organici ed inorganici e quella battericida
nei confronti dei microrganismi presenti nell’acqua.
La quantità di reattivi da aggiungere viene calcolata come
“cloro-richiesta”, ma la quantità addizionata è sempre
leggermente superiore in modo che il cloro residuo rimanga
disponibile per svolgere azione battericida nel caso di
contaminazione nella rete di distribuzione.
Flocculazione e decantazione: la presenza nell’acqua
di numerose particelle in sospensione rende indispensabile,
per un loro allontanamento, l’aggiunta di una sostanza
flocculante (sali di alluminio o ferro) che precipitando
(sottoforma dei corrispondenti idrossidi formatisi per
idrolisi) trascinano con sé le particelle in sospensione;
dopodiché l’acqua che affiora sulla superficie dei
decantatori deborda e passa ai letti di quarzo;
Filtrazione: l’acqua viene drenata da un letto di
sabbia e ghiaia ad imitare ciò che avviene in natura
attraverso il terreno; tali drenanti vengono poi ripuliti
dalle sostanze raccolte mediante immissione di acqua in
controcorrente;
Ozonizzazione: l’ozono (O3), ottenuto
tramite un costoso processo di scissione con scariche
elettriche da aria depurata e deumidificata, è utilizzato
per la sua azione battericida, virulicida e ossidante;
Filtrazione su carbone attivo
Postclorazione: si somma al cloro residuo della
preclorazione e ne ha la stessa funzione; la legge prevede
la presenza di 0.2 mg/l di cloro residuo.
Controlli ufficiali da parte delle autorità sanitarie
(Ministero della Sanità, ASL) e autocontrolli da parte degli
stessi gestori degli acquedotti, effettuati periodicamente e
lungo tutto il processo (alla sorgente, agli impianti di
adduzione, accumulo, potabilizzazione, alla rete di
distribuzione) garantiscono la sicurezza del consumatore.
Acque minerali
Secondo il DL 105/92, in attuazione alla direttiva 80/777
CEE, le acque minerali sono quelle acque che avendo
origine da una falda o giacimento sotterraneo provengono da
una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno
caratteristiche igieniche particolari e proprietà favorevoli
alla salute. Dunque, se in realtà tutte le acque
contengono sostanze minerali, le acque minerali propriamente
dette si differenziano dalla comune acqua potabile poiché
non hanno subito processi di potabilizzazione, sono
imbottigliate all’origine, ma soprattutto hanno
caratteristiche e proprietà che le rendono utilizzabili in
terapia.
Già i greci ed i romani ne conoscevano l’esistenza da cui la
creazione di tante stazioni termali e la costruzione degli
imponenti acquedotti. Oggi l’uso delle acque minerali ha
subito un forte incremento per motivi legati alla non sempre
gradevole acqua di acquedotto e per un fatto di costume.
L’autorizzazione ad utilizzare una sorgente viene rilasciata
al concessionario che ne fa richiesta dalla Regione, mentre
il riconoscimento di un’acqua minerale viene rilasciato dal
Ministero della Sanità con apposito decreto in cui si
specificano le caratteristiche particolari dell’acqua e
tutto quanto può essere riportato in etichetta.
L’etichetta di un’acqua minerale deve contenere:
▪
la dicitura “acqua minerale naturale” ed
eventuali aggiunte o privazioni di anidride carbonica;
“effervescente naturale” è invece un’acqua che già alla
sorgente presenta un contenuto di CO2 libera
superiore a 25 ml/l;
▪
località di provenienza, titolare della
concessione, denominazione di vendita;
▪
risultati delle analisi chimico-fisiche, la
data ed il laboratorio che le ha effettuate (ogni 5 anni);
in particolare, è importante il residuo fisso calcolato a
180 °C da cui l’appartenenza dell’acqua alle “minimamente
mineralizzate” (R.F. < 50 mg/l), “oligominerali o
leggermente mineralizzate” (R.F. < 500 mg/l), “ricche di
sali minerali” (R.F. > 500 mg/l). Inoltre, in base al
contenuto di un particolare minerale, può essere riportata
una delle seguenti diciture: contenente bicarbonato,
solfata, clorurata, calcica, magnesiaca, ferruginosa,
acidula, sodica, indicata per diete povere di sodio.
▪
contenuto nominale;
▪
numero di lotto e termine minimo di
conservazione;
Non sono ammesse diciture a scopo pubblicitario sulle
confezioni e le pubblicità devono essere sottoposte a parere
preventivo da parte del Ministero della Sanità, sempre
rimanendo vietate indicazioni che attribuiscano all’acqua
proprietà curative a meno che tale carattere terapeutico non
sia comprovato da esami farmacologici e menzionato nel
decreto di riconoscimento.
Oltre alle acque minerali, è possibile trovare in commercio:
Acqua di sorgente: differisce dalle acque
minerali per il fatto che non ha proprietà favorevoli alla
salute.
Acqua da tavola: si tratta di acqua
potabilizzata imbottigliata.
|